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non lasciate mai la tv sola davanti ai bambini!

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Non lasciate mai la tv sola davanti ai bambini…!
Conversazione con Mussi Bollini, produttore esecutivo della “fascia ragazzi” di Rai Tre.
di Silvia Pagliarani (Laureata in Scienze dell’Educazione, Media Educator, attualmente è consulente per il programma GT Ragazzi, Rai Tre).

Fonte: Infanzia, nro. 7.8 luglio-agosto 2005 Alberto Perdisa Editore

Mussi Bollini, produttore esecutivo di Melevisione, Screensaver, GT Ragazzi, E’ domenica papà, vale a dire di tutta la fascia ragazzi di rai tre.
Ecco il racconto del nostro incontro: si parla dei suoi inizi, di rispetto e tutela dei più piccoli e anche del coinvolgimento e della passione necessari per svolgere questo lavoro.
Mussi Bollini è una donna che con talento e passione crede che si possano fa sognare i nostri piccoli, e forse anche noi adulti, con una tv valida e brillante.
Lo scorso dicembre ha ricevuto il premio UNICEF 2004: “per aver promosso programmi televisivi di alta qualità con e per i bambini e i ragazzi, dimostrando con impegno e dedizione che la tv intelligente può essere una realtà e non soltanto una utopia”.

Il suo percorso professionale inizia nel 1981, dopo aver frequentato il laboratorio di Comunicazione Sociali del Vicariato di Roma, ideato per dare la possibilità alle associazioni di volontariato presenti sul territorio, di produrre in autonomia programmi video e radio, per poi partecipare alle trasmissioni Rai dell’accesso.
Durante questa esperienza, incontra Luciano Scaffa, capo struttura dei programmi per bambini di Rai Uno dal 1979 al 1993, che le propone di lavorare per il programma Happy Circuì, da cui Mussi Bollini ha inizio il suo vivace percorso professionale. La sua linea è chiara sin dall’inizio: è indispensabile conoscere i bambini, interessarsi al loro mondo, alle loro esperienze, per realizzare prodotti di qualità e quindi rispondere davvero ai loro bisogni e desideri.
La Bollini si laurea in pedagogia alla Cattolica di Milano, ma la sua formazione in ambito educativo è ricca di esperienze: diploma di animazione teatrale al Piccolo Teatro di Milano, capo scout della branca lupetti e coccinelle, senza dimenticare che è genitore di tre figli, oggi quasi tutti maggiorenni. Insomma, un contatto vivo e continuo con il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e con la loro cultura.
Dopo la prima esperienza in Happy Circus, si sono susseguiti vari programmi, tra i quali Happy Magic, BIG!, Solletico, Tg Ragazzi fino al ruolo di produttore esecutivo di tutta la fascia di Rai Tre ragazzi, che oggi è la rete che dedica maggiore spazio ai piccoli. La programmazione dedicata ai bambini approda su Rai Tre solo nel 1999, con il progetto di far divenire il terzo canale Rai quello più caratterizzato come servizio pubblico, con una attenzione particolare all’infanzia (pensando anche che potesse sostenersi con il solo canone), mentre Rai Uno era quella per un pubblico adulto e Rai Due per un pubblico più giovanile.
Agli esordi la rete si aprì al modo dell’infanzia con un’unica trasmissione: Melevisione trasmessa nella fascia dalle 15 alle 15.40; oggi la programmazione dedicata ai bambini vanta 14 ore di trasmissione a settimana per 54 settimane l’anno, con uno spazio anche il sabato e la domenica, a dimostrazione del notevole impegno da parte di Rai Tre ad espandere la tv dei bambini nell’arco di tutto il pomeriggio.
Bollini sostiene che contrariamente a quanto questi cambiamenti possano far credere, non è stato facile, e non lo è tuttora, realizzare programmi per ragazzi: manca in Italia una seria proposta ed un impegno responsabile di programmazione rivolta ai piccoli spettatori. E’ importante notare –prosegue Bollini- come l’attenzione da parte degli adulti (raccolti nel Comitato tv e minori e in altri organismi) comporta spesso un rischio di semplificazione, poiché spesso è tutta rivolta al “non far vedere la televisione” ai bambini o meglio, al non far vedere la televisione che si ritiene non adatta a loro: questa politica di protezione è necessaria ma non può essere esaustiva.
Ci vuole più impegno nell’elaborare proposte e più fiducia nella tv. Fare programmi di qualità per bambini, significa intraprendere una strada impervia e costellata di difficoltà, soprattutto se si valuta in quale fascia oraria i bambini stanno davanti al televisore: i dati ISTAT del 2003 sono abbastanza chiari e altrettanto impressionanti: se consideriamo il target 4-7 anni in Italia (che equivale ad un totale di 2.970.977 soggetti), 565.929 bambini sono stazionati davanti al televisore dalle ore 20.30-22.30 ma sono solo: nella fascia notturna dalle 22.30 alle 24 ci sono ancora 130.596 bambini che stanno seguendo i programmi della notte.
Che cosa significa? Che non è facile far la tv dei ragazzi in orari in cui i ragazzi stessi non stanno davanti al televisore. Questi dati non hanno scoraggiato Bollini, anzi in qualche modo l’hanno costretta a lavorare con più forza per offrire ai piccoli telespettatori una proposta di qualità e di impegno, comunicando tematiche adatte alla loro età. Prendiamo per esempio una trasmissione di successo come Melevisione. Il programma nasce con la precisa volontà di stimolare in maniera diversa il mondo fantastico dei bambini rispetto agli standard di alcuni generi di cartoni animati.
Affiancata da due grandi autori per l’infanzia, Mela Cecchi e Bruno Tognolini si è arrivati alla creazione di Melevisione con l’intento di ritrovare in Tv la dimensione del racconto e della narrazione come nella tradizione fiabesca. Melevisione è un mondo inaccessibile agli umani dove vivono i più simpatici e i più bizzarri personaggi, tra cui il protagonista principale: Milo Cotogno (in principio era Tonio Cartonio), un folletto che vive nel fantabosco in rapporto quotidiano con gli altri personaggi tipici delle fiabe: la strega, l’orco, il lupo, la fata, gli gnomi e così via. Ogni giorno, puntata dopo puntata, Melevisione si mette in gioco rivolgendosi direttamente ai bambini e impegnandosi a trattare tanti temi diversi, attraverso il racconto e la drammatizzazione dei personaggi, toccando argomenti anche difficili ed importanti, come quelli sulla violenza e sull’abuso su minori.
Grazie alla competenza e alla creatività degli autori e del regista Roberto Valentini, la Melevisione è stata in grado di parlare di eventi che con il nostro linguaggio di “grandi” non saremmo in grado di spiegare: le parole violenza, sesso, abuso ci fanno paura, al punto da non riuscire a farne un argomento di conversazione con i nostri bambini; ne è una prova il fatto che il giorno dopo la puntata la redazione ha ricevuto più di 300 e-mail da parte di genitori che ci ringraziavano per le modalità in cui eravamo riusciti a spiegare ai bambini un evento così terribile.
In particolare Bollini ricorda una mail particolarmente commovente da parte di una madr4e che aveva subito violenza sessuale da piccola e di si diceva dispiaciuta di non aver avuto la Melevisione ai suoi tempi. La storia “Il segreto di Fatalina” si sviluppava in questo modo: Fatalina cerca di barattare la sua voce con le magie della strega, mentre un abitante del fantabosco nascosto dietro ad un cespuglio, impaurito corre ad avvertire Tonio Cartonio. Nessuno capisce perché Fatalina vuole liberarsi della sua bella voce finchè Tonio non la vede disegnare delle mani nere sopra un foglio in cui è disegnata Fatalina stessa.
Il movimento del pennarello è accompagnato da un suono fastidioso. Tonio capisce che il problema è grave e convince Fatalina ad aprirsi con lui, raccontandole una filastrocca in cui si dice che un “segreto pesante” non va tenuto dentro; Fatalina racconta di essere andata dal Castello di Re Quercia …e allontanandosi dall’inquadratura della scena, la voce gradualmente si abbassa. E’ da sottolineare che Re Quercia, nell’ambientazione del programma non è il re cattivo, ma quello buono, proprio per spiegare ai piccoli che molto spesso le violenze accadono all’interno delle mura domestiche e quindi con persona ritenute buone e di cui ci si fida, Nella scena successiva, Fatalina è rasserenata perché liberata da questo terribile pero e Tonio Cartonio conclude la puntata recitando nuovamente la filastrocca.
Si potrebbero portare tanti altri esempi a dimostrazione del fatto che attraverso la dimensione del racconto, della fiaba, della filastrocca si può davvero parlare di tutto, anche di guerra e di violenza, vale a dire di quelle tematiche più dolorose a cui anche i bambini non possono sottrarsi, poiché fanno parte della nostra quotidianità. Evitare di parlarne pensando unicamente a “proteggerli” è un grave errore. In questo contesto il compito della tv intelligente è di aiutare gli adulti che a volte non sono in grado o hanno paura di affrontare e di spiegare ai loro piccoli certi argomenti. Se si trova il linguaggio giusto, anche i bambini possono diventare attivi e critici di fronte agli avvenimenti trasmessi.
Bollini oltre al ruolo di produttore esecutivo, ha anche ideato e organizzato l’esperienza delle “Melevisite”: accompagnati da due animatrici, finora circa 15.000 alunni delle scuole materne ed elementari hanno avuto la possibilità di sperimentare che cosa c’è dietro la televisione. E’ così possibile vivere un’attività ludico-didattica sulla TV, in cui i bambini possono scoprire gli impianti, la scenografia, i costumi, la sincronizzazione, il dietro le quinte, ecc., direttamente negli studi della Melevisione di Torino. Questa esperienza ha portato ad un’analisi della fruizione della tv prima e dopo la visita. Ovviamente non è dal punto di vista quantitativo, del consumo di Tv che si sono riscontrati cambiamenti vistosi, però si è per certi spetti modificata la qualità della fruizione che è diventata un po’ più consapevole. I bambini sono in grado di decodificare meglio le varie parti del messaggio, della comunicazione televisiva…In definitiva dimostrano di saper cogliere se è un programma è “adatto” a loro o no.
I segnali che il comitato tv e minori ha obbligato le varie aziende televisive a posizionare sui prodotti non adatti all’infanzia sono, secondo Mussi Bollini, tecniche un po’ fasulle, ovviamente non è sbagliato farlo, ma è tutt’altro che esauriente rispetto al problema per cui questo intervento è nato. E’ necessaria la competenza da parte degli adulti nell’accompagnare la visione dei bambini, soprattutto per creare un gusto alla qualità televisiva, all’immagine. Si potrebbero scrivere interi libri sul fatto che ci sono famiglie dove si seguono unicamente soap-operas o programmi in cui regna il pettegolezzo a una sorta di curiosità morbosa, come in alcuni reality show, però, quello che Mussi Bollini sottolinea, è che ci potrebbero essere tante occasioni e possibilità nella scuola o in ambiti extrascolastici per combattere tale ignoranza, come ad esempio fa lavorare attivamente i bambini e i ragazzi ad un video.
Il lavoro di gruppo all’interno di un laboratorio coinvolge emotivamente i ragazzi e diventa uno strumento privilegiato per far capire che i messaggi mediali sono una costruzione e che i ragazzi stessi possono provare a costruirli; Screen Saver, di cui il sottotitolo è “la tv la fai tu”, fa proprio questo: rende i ragazzi protagonisti in televisione attraverso il loro lavoro, la loro produzione e le loro idee.
Anche il Gt Ragazzi fa un laboratorio di Media Education nella convinzione che i programmi televisivi per bambini e ragazzi possono svolgere un reale ruolo formativo, se riescono ad uscire dallo schermo tv ed arrivare ai ragazzi come progetti speciali, elementi di riflessione ed esperienze concrete. In quest’ottica il Gt Ragazzi coinvolge i piccoli telespettatori nella realizzazione stessa del programma e dei servizi, con una visita ai centri dell’informazione televisiva della Rai, a Saxa Rubra e con la partecipazione diretta alla puntata; inoltre viene effettuato anche un monitoraggio sul programma in scuole elementari e medie in tutta Italia e da quest’anno è stato proposto un progetto in cui si svelano i trucchi dell’informazione televisiva e si invitano i ragazzi a produrre un telegiornale a modo loro.
E’ un’esperienza che accresce la conoscenza dei meccanismi che regolano la comunicazione televisiva e dei concetti basilare della teoria dell’informazione, e cerca di promuovere anche un’abitudine stabile alla visione del telegiornale e dei programmi di informazione in genere. Quando chiedo quale sarà il futuro prossimo della tv dei ragazzi, Bollini mi risponde che la proliferazione di canali satellitari ha già configurato nettamente il panorama che ci aspetta. Sapevate –fa notare- che la prima motivazione per l’acquisto di un canale in piattaforma satellitare, è dettato dalla proposta sportiva e subito dopo dall’offerta per i ragazzi? A oggi Sky è la sola piattaforma satellitare che propone quotidianamente 8 canali diversificati per i bambini, ed è obiettivamente un’offerta davvero ricca.
Anche la Rai ha il suo canale satellitare, Rai Sat Ragazzi, dove vengono mandati in onda anche i programmi della fascia ma in orari differenti. L’avvento del digitale terrestre offrirà ulteriori stimoli e spazi per la tv dei più piccoli. Ma –sostiene Bollini- è necessario non confondere la qualità con la quantità: avere tanti mezzi non significa necessariamente realizzare buoni prodotti: i contenuti trasmessi dovranno essere sempre più stimolanti e ricchi di proposte. A questo proposito Bollini porta l’esempio decisamente innovativa da parte di Rai Tre nella scelta dei cartoni animati: la produzione mandata in onda è esclusivamente italiana o europea e c’è la precisa volontà, nell’acquisizione del prodotto di animazione, di proporre delle serie realizzate con tecniche diverse. Ci sono infatti i pupazzi animati, bi e tri dimensionali, lo slow motion con personaggi in cara e plastilina, ecc…Si mira a far vedere le diverse tipologie di animazione, per far capire che non esiste un solo cartone animato, ma sono diverse e tante le possibilità di animazione per raccontare una storia sempre con la volontà di stimolare l’esperienza estetica del bambino.
Tirando le somme sul lavoro e su se stessa, Bollini sorride ripetendo la frase che ripete ai suoi collaboratori: “Fermatemi quando dico ho un’idea”, cosciente del fatto che la fervida immaginazione, la voglia di fare, l’entusiasmo che mette in ogni progetto, costringono poi i suoi collaboratori e le stessa a realizzarla… L’intervista termina con una considerazione: “una volta si diceva non lasciate mai i bambini da soli davanti alla tv, oggi, invece, imploro e dico non lasciate ma la tv da sola davanti ai bambini”.
Per fare programmi, avere idee e realizzarle al meglio e, perché no, anche per portare a casa risultati e successi, Bollini si appoggia a tante associazione, a diverse università, a consulenti e collaboratori, e al direttore di rete Paolo Ruffini, che crede in lei e nei suoi progetti.
Questo gruppo di lavoro arricchisce e stimola quotidianamente l’impegno che Mussi Bollini, nella tv dei ragazzi, si è presa di fronte ai piccoli spettatori e per l’appunto, ringrazia perché non la lasciano mai sola davanti ai bambini.
per la foto, fonte www.melevisione.rai.it

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COMMENTI

Grazie, da neo(bis)padre ho apprezzato moltissimo!
postato da Daniele il 25/08/2005 23:20

mi ringrazierai ancora, vedrai...
postato da capoame il 26/08/2005 20:01