
Inseriamo questo articolo a integrazione del pezzo "Telefilm, qui la cosa si sta facendo serial"
Fonte: il mediario
Una riflessione di Lilli Gruber
La guerra vista alla televisione
Quando va bene la televisione dissimula la guerra, quando va male la reinventa: comunque raramente riesce a raccontarla. La TV mette in scena la realtà, senza mai mostrarla, senza mai spiegarla, che sia in Iraq, in Afghanistan o anche nel più vasto settore del terrorismo internazionale. La macchina della propaganda gira a pieno regime per tentare di offuscare la durezza dei fatti.
In Iraq la televisione presenta una sequenza di immagini molto lontane dalla complessità della situazione: la narrazione é ridotta ad una serie di avvenimenti in genere violenti come gli attentati, le operazioni militari, i sequestri; le immagini sono ripetitive e proprio per questo in tv danno "assuefazione", cioè il pubblico si abitua. Il racconto si appoggia essenzialmente sui servizi forniti dalle grandi agenzie di immagini. Poche fonti di informazione che non inquadrano mai i fatti in un contesto più ampio, più comprensibile.
Per le spiegazioni ci sono i comunicati ufficiali che servono da chiavi di lettura: per stilare i bilanci. I famosi bilanci che sono sbandierati come bollettini della vittoria, con la morte di decine e centinaia di "terroristi". Tutto questo ricorda un pò il famoso "body count" della guerra in Vietnam. Quei conti erano tutti sbagliati. Il Pentagono aveva bisogno di numeri. Oggi se fosse vero quello che continuano a raccontarci i governanti americani, tra i presunti terroristi eliminati e quelli arrestati, l'insurrezione irachena dovrebbe già essere sconfitta da tempo per mancanza di combattenti.
Dov'è dunque la verità? Dove sono le decine di migliaia di morti iracheni, i 25.000 soldati americani feriti, luce acqua e gas che arrivano agli iracheni ancora oggi a singhiozzo, l'economia tuttora paralizzata, la corruzione che ha visto evaporare sotto il sole della Mesopotamia milioni di dollari dei contribuenti americani? Dove sono le cifre reali sull'esercito e la polizia irachena, incapace di garantire la sicurezza, dove sono le immagini del Parlamento per metà vuoto quando i deputati votano per formare un governo? Dove sono le immagini delle moschee dove ogni venerdì gli imam, che siano sciiti o sunniti, chiedono la partenza degli americani?
Due ragioni spiegano l'assenza di una copertura trasparente della guerra in Iraq. La prima é tecnica: le televisioni occidentali, tranne la BBC e la CCN, se ne sono andate dall'Iraq. Ci tornano di tanto in tanto per i grandi avvenimenti come per le elezioni del 30 gennaio scorso. Ma non tentano più a presentare un quadro accurato della situazione nel paese, paese al quale erano stati promessi pace, stabilità e prosperità. Una delle ragioni avanzate é l'insicurezza: il lavoro dei giornalisti é reso estremamente pericoloso dagli attentati, ma soprattutto dai sequestri e responsabili sono ritenuti i gruppi islamici e la resistenza irachena. Ma allora a chi giova l'assenza di un'informazione corretta e completa della situazione irachena?
La seconda ragione è legata alla prima ed é chiaramente politica. La storia della guerra in Iraq non viene ancora recepita come una success-story, come un successo. Bisogna ancora convincere l'opinione pubblica che la democrazia é dietro l'angolo. Che gli Stati Uniti sanno quello che vogliono. Bisogna ancora dimostrare che esiste una soluzione militare ad un problema che invece è preminentemente politico. Che l'esercito più potente del mondo può ancora sconfiggere un'insurrezione che si dice battuta da oltre due anni.
Invece la situazione è sempre più ingarbugliata. La stampa scritta è ridotta sempre più spesso a mero portavoce delle tragedie e delle manipolazioni. E la ricostruzione televisiva é sempre più difficile da giustificare. Allora, per impedire che la dura realtà dei fatti abbia il sopravvento, deve entrare in scena Hollywood per trasformare in fiction una verità sempre più difficile da ammettere. Il canale americano via cavo FX, che appartiene alla Fox di Rupert Murdoch, ha infatti deciso di mettere in onda una trasmissione chiamata "Over there". Stesso regista di "Hill Street Blues" e "NYPD Blues", due serial tv polizieschi di grande successo. L'idea é quella di presentare la missione dei soldati americani in Iraq come era stato fatto per la seconda guerra mondiale con "Band of Brothers", il seguito televisivo del film di Spielberg: "Salvate il soldato Ryan".
È la prima volta che la televisione si appropria di un conflitto ancor prima che sia finito, per farne una telenovela. E' una formidabile manipolazione che condurrà il pubblico a vedere la guerra attraverso un racconto allegorico.
La macchina della propaganda americana aveva già tentato l'esperienza con la storia di Jessica Lynch. Ve la ricordate? Era un successo. Quella donna soldato fatta prigioniera dagli Iracheni, ferita era stata curata in un ospedale nel sud dell'Iraq. La storia sosteneva che aveva combattuto, aveva opposto resistenza e aveva dovuto arrendersi per mancanza di munizione. Un commando americano l'aveva poi liberata e riportata negli Stati Uniti dove é stata portata in trionfo. Peccato che era tutto falso: la storia delle armi, le sue ferite, la sua prigionia, la sua liberazione... Ha finito per confessarlo lei stessa. Ma era ormai troppo tardi: Hollywood si era impossessata della sua storia e ne ha fatto un film per la NBC: "Saving Jessica Lynch", "Salvate Jessica Lynch".
Oggi assistiamo alla stessa manipolazione in tutte le guerre lanciate dall'amministrazione Bush: la fiction televisiva sembra sostituirsi progressivamente alla realtà del racconto giornalistico. E questa evoluzione é necessaria per evitare che l'opinione pubblica si ribelli. E che metta sotto pressione i governi che già una volta, per impegnare il loro paese in un conflitto senza uscita, hanno ignorato le proteste della maggioranza dei loro cittadini contrari alla guerra: l'abbiamo visto in Gran Bretagna ma anche in Italia. I nostri governanti vogliono farci vivere nel migliore dei mondi televisivi.
Purtroppo questo paradiso é l'inferno della democrazia.
FONTE: www.megachip.info
Lilli Gruber
L'immagine è tratta dal sito il mediario
Grazie a Roberta per la disponibiltà
