Lo scorso 30 gennaio si è tenuto a Bologna, presso le sale dell'Archiginnasio, un Convegno sulla esclusione sociale e sulla inclusione attraverso la comunicazione che ha visto anche la presentazione di spot televisivi, radiofonici e dei manifesti realizzati dagli studenti del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell'ateneo bolognese con la supervisione della Prof.ssa Pina Lalli e il coordinamento di PubLab.
In fondo sono indicati nello specifico gli obiettivi e le metodologie di questo lavoro così come presentato dagli stessi protagonisti mentre, subito a seguire, potrete leggere alcuni interessanti spunti indicati dai relatori del convegno stesso a partire da Stefano Zamagni, dell'Università di Bologna, che ha fornito una serie di indicazioni preziose per comprendere le sfaccettature e le ramificazioni dell'esclusione sociale.
Secondo il Prof. Zamagni tra le cause dell'esclusione vanno considerate l'impossibilità di partecipare al processo di "generazione del reddito" che caratterizza i disoccupati (esclusione economica) e la non partecipazione alla vita democratica (esclusione politica). Un "caso" di dimensioni enormi è quello degli Stati Uniti dove il 45-48% della popolazione non vota.
Conseguenze dirette dell'esclusione diventano la vergogna, e quindi una bassa stima di sé, e la povertà relazionale. Solo attraverso le relazioni interpersonali è infatti possibile fruire di quei "beni relazionali" necessari per vivere. Zamagni indica, ancora, un Modello interattivo identitario e autonomo che si struttura intorno alle tre aree: Pubblico - Privato - Civile dove per civile si intende una società organizzata nella quale ogni singolo individuo è messo in grado di cooperare con gli altri.
Paola Monari, Prorettore dell'Università, analizza, invece, la "esclusione degli studenti" in una città come Bologna che ne conta circa 100.000 oltre 40.000 "fuori sede". Secondo la Monari esiste una contrapposizione tra giovani e anziani che si manifesta in svariate maniere; da una parte lo studente fuori sede vive un rapporto difficile con una città dalla quale non si sente accettato, per cui "paga" il suo dazio in termini di spese per lo studio, la casa e il sostentamento ma non intende esserne cittadino. Dall'altro l'anziano lamenta il caro affitti, lo sporco, lo spaccio di sostanze stupefacenti e il disturbo della quiete pubblica da considerare a fronte della presenza stessa dei giovani, delle nuove idee, dello sviluppo culturale dovuto (anche) alla crescita quantitativa sul territorio di librerie, cinema, teatri.
Per quello che riguarda più da vicino gli interessi della Media Education e di questo Blog (oltre, ovviamente, al progetto di inclusione attraverso la comunicazione!) riporto alcuni brani della relazione di Gerardo Bombonato, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti, che inizia il suo intervento citando la Prof.ssa Lalli: "La comunicazione non può e non deve migliorare i servizi sociali ma deve migliorare se stessa".
Bombonato fornisce un quadro abbastanza demoralizzante della costruzione delle notizie, non solo in termini generali ma anche per quello che riguarda specifici fatti di cronaca che hanno per soggetti degli immigrati e riferisce che nell'atto unilaterale che caratterizza il "dare informazione" c'è meno tempo per la raccolta delle notizie, meno tempo per cercare le conferme alle stesse, meno rapporti diretti e personali con le fonti e maggiore ricerca sul web (dove chiunque può scrivere ma non tutti possono essere verificati come fonti).
Da non dimenticare il fatto fondamentale che i giornali parlano a coloro che sono "dentro" i margini della società non arrivando a chi è fuori, dei quali però costruisce e fornisce un'immagine quasi sempre negativa. Viene da sé che a questo punto la comunicazione sociale ha come scopo proprio quello di arrivare agli esclusi (su questo argomento diventa interessante l'intervento di Raymon Dassi citato più avanti).
Bombonato afferma ancora che l'informazione sull'immigrato è pregiudicata sin dall'inizio poiché utilizza come fonti la questura e le carceri, le quali, ovviamente, possono fornire solo un certo tipo di notizie. Gli stessi immigrati non sono mai considerati come fonte.
Secondo il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti la battaglia della tolleranza può partire dalla modifica del vocabolario dei giornalisti e riporta alcuni esempi: la parola "clandestino" richiama mentalmente al fuorilegge e al pericolo; l'extracomunitario a un individuo alieno di per sé alla società; i centri di accoglienza sono vissuti come carceri per il reato di immigrazione; l'uso stesso delle nazionalità diventa fuorviante. Non solo, anche i mestieri cambiano se a praticarli sono degli stranieri: una badante è filippina, una collaboratrice domestica è italiana!
Occorre, secondo Bombonato, una specie di ri-educazione allo scrivere che potrebbe essere facilitata da una "Carta del comunicare il come".
Un altro spunto interessante è stato presentato da Massimo Battisti, Presidente della Consulta per la lotta all'esclusione sociale, il quale ha lanciato l'allarme della auto-esclusione da parte della stessa città di Bologna che per paura e, di conseguenza, per proteggersi si sta chiudendo aumentando la presenza di forze dell'ordine sul territorio e auto-infliggendosi divieti e regole come il coprifuoco in certe zone dopo le 19.
L'intervento di Raymon Dassi, Presidente del Forum Metropolitano dei cittadini non comunitari, apre una finestra su un elemento importante del processo in opera e chiede "Chi ha realizzato lo spot? e A chi è diretto?" A entrambe le domande la risposta è"l'incluso", in una sorta di monologo. A questo punto si chiede cosa ne ricava l'escluso. La strategia da attuare è, secondo Dessi, quella della molteplicità di attori nella costruzione di messaggi basati sui valori comuni, ma non solo. L'escluso deve poter arrivare al possesso del mezzo di comunicazione per riferire di sé stesso, in questo modo diventa possibile comprendere se tra le cause dell'esclusione c'è anche la modalità di relazionarsi dell'escluso stesso che si chiude nei confronti di ciò che gli sta intorno.
Link allo spot
Obiettivi
Il progetto si pone l'obiettivo di costruire una campagna di sensibilizzazione ai temi della lotta alla esclusione sociale.
Facendo della lotta alla esclusione sociale uno dei temi principali della politica sociale, il Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 ha riconosciuto che la povertà e l'esclusione aveva raggiunto in Europa un livello inaccettabile.
La costruzione di una Unione Europea fondata sulla integrazione è considerata come un elemento essenziale per la realizzazione degli obiettivi strategici dell'Unione (crescita economica durevole, miglioramento quali-quantitativo dell'occupazione e maggiore coesione sociale).
L'Italia si è impegnata a perseguire gli obiettivi comuni di lotta contro la povertà e l'esclusione elaborati dal Consiglio europeo, così come hanno fatto tutti gli Stati membri, attraverso i Piani di Azione Nazionali contro l'esclusione sociale. A livello locale, la Legge Regionale n. 2/2003 ed i conseguenti Piani di Zona costituiscono un quadro di riferimento importante, sia sul piano della definizione dei principi che su quello della organizzazione dei servizi, ma sono anche complessi da mettere in coerenza e in sinergia, soprattutto per quelle parti della società civile e per quegli attori che, seppure fondamentali per la realizzazione di politiche di lotta alla escluzsione, non fanno parte direttamente degli "addetti ai lavori".
Diviene importante quindi sensibilizzare il grande pubblico e gli attori coinvolti (media, autorià nazionali, regionali e locali, sindacati, imprese, organismi specializzati, terzo settore, volontariato) alla strategia, agli obiettivi e agli strumenti individuati dal Consiglio europeo per lottare contro l'esclusione sociale.
Azioni
Il progetto è stato presentato in marzo attraverso una conferenza di lancio alla quale hanno partecipato circa 150 persone.
A partire dal mese di ottobre e fino alla fine di novembre, 5 cantieri tematici sono stati organizzati al fine di affrontare alcuni nodi della lotta alla esclusione.
Ogni cantiere era a numero chiuso, coordinato dai partner del progetto e ha cercato di comprendere quali potevano essere i contenuti e le azioni da integrare nel piano di comunicazione.
Ogni cantiere è stato aperto da brevi introduzioni di esperti e ha visto la partecipazione di 30-35 persone precedentemente invitate a fornire un contributo connesso alle specifiche competenze.
A tutti i cantieri hanno partecipato alcuni studenti dell'Università di Bologna (Dipartimento di Scienze della comunicazione) e dell'Istituto Elisabetta Sirani/Aldini Valeriani. Ad essi è stato affidato il compito di raccogliere i contenuti che sono sviluppati in una campagna di sensibilizzazione (logo, un video, eventi).
Partner
Coordinatore: Comune di Bologna
Partecipanti: Regione Emilia-Romagna, Assessorato alle Politiche Sociali - LegaCoop Bologna - Università di Bologna, Corso di Laurea Specialistica in Comunicazione Pubblica. Sociale e Politica Azienda USL Bologna - Forum metropolitano delle associazioni dei cittadini non comunitari di Bologna e Provincia - Consulta permanente per la lotta contro l'esclusione sociale, comune di Bologna - Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria Bologna - Confederazione Generale Italiana del Lavoro.
Il Comune di Bologna ha affidato a PubLab la realizzazione della campagna di comunicazione del progetto con la supervisione scientifica della prof. Pina Lalli del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell'Università degli Studi di Bologna.
Cos'è PubLab
Il ruolo di PubLab nel progetto Social Exclusion
PubLab è un gruppo di lavoro formato da otto studenti/esse della Laurea Specialistica in Comunicazione Pubblica Sociale e Politica, con la supervisione scientifica della prof.ssa Pina Lalli. Il coordinamento del laboratorio è stato condotto da Michela De Falco, Diego Botta e Andrea Segre.
PubLab è nato dalla collaborazione tra il Comune di Bologna e l'Università degli Studi di Bologna nell'ambito del progetto europeo "Social Exclusion".
Gli ideatori del progetto (il Settore Servizi Sociali e l'U.O. Relazioni Internazionali del Comune di Bologna) hanno affidato a PubLab la realizzazione della campagna di comunicazione sulla lotta all'esclusione sociale ossia la produzione di uno spot televisivo (in collaborazione con UCC - Unità Comunicatori Creativi), uno spot radiofonico (in collaborazione con Radio Città del Capo), un logo (in collaborazione con l'istituto di grafica pubblicitaria Aldini/Sirani) e manifesto.
I contenuti della campagna di comunicazione sono scaturiti da 5 cantieri a numero chiuso (economia, comunicazione, buone pratiche, linguaggio dei giovani, le reti) ai quali sono stati invitati attori chiave del territorio.
PubLab ha filmato i cantieri e, in sessioni di lavoro specifiche, ha realizzato il materiale e tradotto il linguaggio in immagini, suggestioni e script, secondo un metodo di lavoro specifico.
Modalità di lavoro di PubLab
PubLab ha scelto di realizzare gli obiettivi creativi, comunicativi e sociali del progetto "Social Exclusion" privilegiando un approccio dinamico e integrato che si è distinto principalmente da tre punti di vista: la dinamica partecipativa promossa, il livello di integrazione ai bisogni effettivi del territorio locale, la sperimentazione di pratiche innovative di comunicazione sociale.
PubLab, ha attivato un percorso creativo e operativo basato in primo luogo sul dialogo e il coinvolgimento dei partners e i partecipanti al progetto in modo da arrivare a condividere con loro le definizioni e le priorità della campagna rispetto ai contenuti, ai target e agli obiettivi. Gli strumenti principali di analisi e monitoraggio del contesto sono stati in questo senso i 5 Cantieri "Social Exclusion".
