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la rivincita dei blog nel settore editoriale

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Il blog è uscito allo scoperto inserendosi nel mercato con una forza fatta di “non regole”, di “non professionalità” e per questo di passione e sincerità.
A riprova di questo sta il fatto che i Blog non hanno determinato, né lo faranno in futuro il crollo del mercato editoriale; semmai lo hanno arricchito.

Di Stefano Martello
Fonte: Leggere: tutti n. 16, gennaio.febbraio 2007

E’ di qualche tempo fa, oramai, la notizia della vittoria di una sconociuta neworkese, Julie Powell, al concorso Booker Prize con la rivisitazione di un celebre libro di ricette - Mastering the art of French Cooking di Julia Child - risalente agli anni sessanta e realizzate direttamente sul web; ]ulie&]ulia è oggi pubblicato dalla casa editrice Penguin e vanta ottime vendite.
Si, avete capito bene; non ho sbagliato con il più prestigioso Booker Prize e l'opera di cui si parla è stata inizialmente pubblicata come blog per poi essere commercializzata dall'editoria tradizionale.
Perdonate l'arroganza, ma io l'avevo detto. Si, è vero che, in fondo in fondo, non è una rivincita ma una occasione commerciale. Ok, avete ragione quando dite che una casa editrice tradizionale può decidere con maggiore serenità di fronte ad un testo che ha già superato l'ardua prova del pubblico. Mi sembra già di sentirli, gli editori, che esultano perché non devono più sorbirsi chili e chili di manoscritti cartacei densi di riflessioni alte. Mi sembra di vederli approdare nel web per monitorare quanti click ha avuto quello studente iraniano o quel tassista cinese e poi decidere se quei click valgono una prima edizione o meno.
Stefania Di Lellis - autrice di un pregevole articolo apparso su Repubblica, afferma che questa è la rivincita dello scrittore sull'editore. Pur condividendo il resto del pezzo, non sono troppo d'ac¬cordo su questa prima valutazione. Credo piuttosto che a guadagnare da questa situazione saranno gli editori, gli scrittori e, soprattutto, i lettori. E chi se ne frega se il merito di un successo così trasversale sarà frutto di una strategia commerciale; l'importante è che lo strumento blog esca allo scoperto, inserendosi in un circuito economico. Divenendo così interlocutore credibile di fronte agli altri già esistenti e imponendo una forza fatta di non regole, di non professionalità e per questo di passione e sincerità.
A riprova di quanto detto, il fatto che i blog non hanno determinato, né lo faranno in futuro, il crollo del mercato editoriale; semmai lo hanno arricchito. L'importante è che un testo venga esaminato non secondo parametri di mercato o target di riferimento, ma solo verificando il tipo di attenzione che ha suscitato nei lettori. In fondo non parliamo di strumenti finanziari, ma di quegli oggetti che a prenderli in mano subito ti viene in mente un luogo, una stagione, un dolore o una gioia. È la forza di innocenti click che decretano il successo e la possibilità di pubblicare; è forse il primo vero esempio di democrazia elettronica realizzata e compiuta. Se è vero tutto questo, allora lunga vita ai blog, buona fortuna ai blogger e giorni floridi agli editori. Almeno nel settore editoriale. Perché non possiamo dimenticare come variegati siano i settori all'interno dei quali i blog sviluppano confronto e dibattito. E sono settori in cui una informazione errata, o un punto di vista distorto non comportano solo un week end a leggere un testo noioso, ma ben altre responsabilità che possono essere sintetizzate in elementi che devono essere conosciuti/rispettati da tutti.
Per tutti questi ambiti non ci si può, purtroppo, abbandonare all'istinto e all'ironia. Il risultato lo vediamo giornalmente nei blog dove, sotto la lente d'ingrandimento, passa la dichiarazione del politico di turno accompagnata da battute, velati insulti ma mai alternative. E soprattutto l'idea che a stuzzicare il blog non sia un contenuto quanto un elemento periferico del contenuto. Serve quindi la consapevolezza e la regola. E apparentemente proprio la regola potrebbe significare l'esclusivo utilizzo dello strumento in ambiti soft. E sarebbe un errore perché, di fronte al divieto formale, la stessa comunità di blogger reagirebbe con la sostanza della diffusione dello strumento e dei suoi fruitori, creando una nicchia non rispettata bensì temuta. Occorre quindi nella politica, nell'informazione e nel settore della partecipazione pubblica un dialogo che coinvolga tutte le parti in gioco, nessuno escluso; occorre scordare, per un momento, le rispettive divise professionali (per chi le ha) e, per alcuni, il fatto di aver deciso di non indossare mai abiti formali.
Occorre un passo indietro, insomma, che si trasformi in un passo in avanti. Sulla carta indubbiamente facile, nella pratica certamente no. Ma l'obiettivo che potremmo raggiungere, insieme, è ghiotto: un sistema integrato con quelli già esistenti; una possibilità di lavoro in più per tutti coloro che decidono di confrontarsi con la "professione delle parole" nonché l'instaurarsi di un clima di informazione neutra e, forse, più efficace.

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COMMENTI

Da blogger devo dire che questo post mi da una certa soddisfazione. Un saluto
postato da ottottobre il 18/04/2007 16:35

Questo post conferma l'idea che avevo esposto in un altro articolo sulle grandi potenzialità del blog anche a livello editoriale e soprattutto sulla grande democraticità di questo strumento di espressione. Ciao.
postato da Mio Capitano il 18/04/2007 18:38

Sicuramente può favorire l'occasione di farsi conoscere e di creare possibilità editoriali... postato da mirko il 18/04/2007 19:50

Anch'io ne sono convinta. Per questo non smetto di sperare... A.
postato da anathea00 il 18/04/2007 20:18