
Sempre di più, più curati, più caratterizzati, più belli... ce ne sono di ogni provenienza ma due sono i miei preferiti (e qui il discorso si fa di puro gusto...) distanti l'uno dall'altro ma forse non troppo; sono Witch della Walt Disney e Julia delle edizioni Bonelli (e per una che ha imparato a leggere su Topolino e Zagor è un bel ritorno!).
Uno è per ragazzine anche se poi scopri che lo leggono anche i trentenni, l'altro è più maturo, riflessivo, quasi personale... Witch è solare, allegro, spensierato, fresco! Con una storia che tiene quasi sempre (il quasi è dovuto a qualche lungaggine di troppo); cinque ragazzine con i poteri della terra che hanno scatenato paure incredibili come l'approccio alla stregoneria e alle sette sataniche (?!) che devono mantenere l'equilibrio del nostro mondo e anche di un altro paio. Non è mica una cosa facile se devi incastrare tutto con le interrogazioni!
Julia è tutto il contrario di una classica eroina, non è una donna fatale (anche se ha il viso di una delle più belle attrici esistite) e non ha chissà quali poteri...è semplicemente intelligente, istruita, capace, riflessiva, e anche pacifista che non è male in questo periodo. Una donna moderna, attuale, con tutti i suoi dubbi, le perplessità e i dolori...una persona normale...
Complimenti a entrambe e grazie per il divertimento e il relax
da una segnalazione di Dean
Fonte: Corriere della sera
Witch, il fumetto italiano alla conquista degli Usa
Il mensile Disney sulle streghette diventa un cartoon e un tv show Witch, il fumetto italiano alla conquista degli Usa.
Inversione di tendenza: l'Italia vende un prodotto di grande successo - è tradotto in 64 Paesi - anche oltreoceano
Cambio di rotta: il nostro Paese, da oltre mezzo secolo importatore di successi mediatici americani, vende alla Disney statunitense un proprio prodotto fumettistico, destinato a trasformarsi in cartone animato, gadget, spettacolo televisivo e forse cinematografico. W.I.T.C.H., magazine a vignette rivolto a un target prevalentemente femminile-adolescenziale, nasce tre anni fa nella redazione milanese di "Topolino", da un progetto di Elisabetta Gnone (già direttrice di "Minnie") e dalla caratterizzazione grafica di Alessandro Barbucci.
Al centro dell'avventura troviamo cinque studentesse dello Sheffield Institute, dotate di superpoteri e coinvolte nell'eterna battaglia contro il male: il titolo, che in inglese potrebbe significare strega, deriva dall'acronimo dei nomi assegnati alle giovani protagoniste - Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin-, ciascuna legata a un differente elemento naturale. Il cuore di queste ragazzine, che affrontano imprese anomale in mondi paralleli, resta però un cuore da teenager, spesso toccato da problemi sentimentali, familiari e d'amicizia.
Il successo di Witch
Cosa ha spinto i manager americani di Mickey Mouse ad esportare questo fumetto made in italy? L'accattivante impianto narrativo e la qualità del disegno, che mescola tradizione europea e suggestioni nipponiche, hanno certamente avuto un ruolo fondamentale, ma la costruzione di una nuova franchise tra Disney Usa e Disney Italia dipende soprattutto dalle potenzialità commerciali di W.I.T.C.H., ampiamente dimostrate sul campo: episodi nuovi e ristampe vendono oltre 250 mila copie al mese in Italia e 100 mila copie in Germania; la serie è stata tradotta in 27 lingue per 64 Paesi, conquistando la fedeltà e l'interesse di un vasto pubblico internazionale. Stanno già lavorando a una serie animata, ambientata nell'universo fantastico delle W.I.T.C.H, gli studi della Sip Animation francese, dove il disegnatore Barbucci era già conosciuto per gli innovativi albi "Sky Doll", realizzati a quattro mani con Barbara Canepa per il pubblico adulto (editore italiano Vittorio Pavesio Editore). I cartoni animati, che dovrebbero mantenere lo stile grafico del fumetto, dovrebbero essere trasmessi in Italia a partire dal 2005.
Sbarco in America
L'arrivo di W.I.T.C.H. negli Stati Uniti, annunciato dal prestigioso quotidiano Wall Street Journal, è previsto nel corso del prossimo mese, quando le cinque protagoniste del comics italiano approderanno sugli scaffali delle librerie statunitensi in formato libro, con pagine narrative e alcuni estratti dal fumetto. Il tascabile economico (4,99 dollari) è stato infatti ritenuto più idoneo a suscitare interesse nelle ragazze americane, rispetto all'albo in stile Marvel diffuso nelle nostre edicole. Seguirà un tv-show, che promette un taglio vivace e tanta azione, per conquistare il pubblico maschile; la produzione di gadget, giocattoli, modellini da collezione e linee di abbigliamento giovanile (come già accade in Italia). Se tutto questo avrà successo, W.I.T.C.H. potrà infine trasformarsi in pellicola cinematografica per il circuito dei multisala e dei blockbuster, completando l'abituale percorso nel sistema massmediatico, compiuto da altri eroi di carta come Spiderman e Batman. Tutto sembra svolgersi come da copione, ma cambia l'origine creativa della serie, non più statuinitense. Questo apre nuove prospettive per le nuvole parlanti made in italy, e in particolare per Disney Italia, protagonista di inediti rapporti commerciali con l'azienda-madre d'oltreoceano.
La frontiera italiana
«Siamo ormai diventati leader mondiali del settore periodici, produciamo il 70% delle pagine a fumetti Disney (a livello globale) e abbiamo una rete internazionale pronta ad accogliere le nostre novità», spiega Alessandro Belloni, direttore generale Publishing in Italia e senior vice presidente di Disney Publishing Worldwide. L'ingresso delle ragazzine W.I.T.C.H. nel mondo disneyiano, fino a pochi anni fa presidiato da paperi e topi, non è stato immediato né pacifico. La serie fumettistica appare distante dalla produzione tradizionale e raccoglie l'influenza dei manga giapponesi, pur integrata da elementi di stampo europeo. «Si è trattato di un progetto rivoluzionario, ma Deborah Dugan (presidente Disney Publishing Worldwide, ndr) ha creduto in noi, aiutandoci a superare ogni tipo d'ostacolo», racconta infatti Belloni. Il successo ottenuto dal mensile ha premiato la Disney Italia, che oggi guarda al futuro con ottimismo e si propone come laboratorio creativo per nuovi prodotti a diffusione internazionale: «Stiamo per lanciare una nuova serie, in questo caso rivolta al pubblico maschile (10-14 anni) e abbiamo altri cinque progetti in cantiere, che si differenziano per stile e ambientazione», anticipa il direttore di Disney Publishing Italia. Il giovanissimo "Monster Allergy", firmato da Barbucci Canepa e in edicola da sei mesi, ha conquistato rapidamente un proprio spazio nel mercato nazionale e sta per essere esportato nel Nord Europa, mentre già si lavora alla serie animata. Seguirà dunque le orme di W.I.T.C.H.?
Mara Pace
pace.ma@fastwebnet.it
postato da Ame il 03/04/2004 19:35
Fonte: www.sergiobonellieditore.it
faq su Julia
Risponde Giancarlo Berardi
Perchè una donna come protagonista della serie?
Per un uomo, compenetrarsi nella psicologia di una donna è come scandagliare un mistero affascinante e terribile; entrare in un mondo alieno e imparare a interpretarne il linguaggio. L’arte del racconto è fondamentalmente un atto di mimesi. La mia generazione è stata cresciuta con una forte differenziazione tra i due sessi: il maschio doveva essere maschio nelle sue caratteristiche esteriori come in quelle interiori. E così la femmina. Un modello culturale che diventava un invito pressante a disfarsi di quella percentuale dell’altro sesso che ogni essere umano si porta dentro. Con gli anni, ho capito che era un impoverimento. Quindi, ho preso a coltivare la mia parte femminile con grande cura. Oggi la identifico con la sensibilità, con la percezione e con la fantasia creativa.
Julia assomiglia molto all'attrice Audrey Hepburn. Perchè questa scelta?
A cinque-sei anni, Audrey Hepburn è stato il mio primo amore cinematografico. E il primo amore non si scorda mai!
Qual'è la funzione dei comprimari nelle storie di Julia?
In questa serie (ma forse in tutte), i comprimari sono fondamentali. Trattandosi di una narrazione realistica, basata sul metodo oggettivo, la protagonista è quanto più possibile la rappresentazione di un essere umano normale. Per intendersi, non ha conoscenze o poteri superomistici, non pratica le arti marziali e non sa usare le armi da fuoco. Le sue doti sono l’intelligenza, la professionalità, la capacità d’immedesimazione, l’intuizione. Il contesto, però, resta quello noir, in cui avvengono delitti particolarmente efferati. Da cui la necessità per Julia di avere rapporti con la polizia (il tenente Alan Webb e il sergente "Big" Ben Irving), e di essere affiancata da un investigatore privato, atletico e capace di menare le mani (Leo Baxter). La nera Emily, invece – come la gattina persiana Toni – fa parte del nucleo familiare, nella doppia veste di collaboratrice domestica e di «tata» coccolona.
È vero che, per la preparazione della serie, lei ha frequentato un corso universitario?
Sì, ho frequentato l’Istituto di Medicina Legale di Genova, come auditore. È stata un’occasione straordinaria per approfondire le mie cognizioni in materia e per verificare di persona l’approccio didattico di un vero criminologo. In più, ho avuto la possibilità di consultare la sterminata biblioteca dell’istituto, da cui ho tratto indicazioni per formare un mio nutrito scaffale, con testi di psicologia, sociologia, psichiatria, psicanalisi, medicina legale, balistica e criminologia. A questi si sono aggiunti poi i romanzi, i resoconti di cronaca nera, i documentari, i film… un repertorio sterminato in cui continuo a pescare con la voracità del neofita e lo scrupolo del professionista.
Quali sono i modelli cinematorgrafici o letterari di Julia?
I miei ricordi cinematografici e letterari risalgono in là nel tempo: penso a "M", di Fritz Lang; a "Psycho", di Robert Bloch-Alfred Hitchcock; a "Lo strangolatore di Boston", di Richard Fleischer; a "Non si maltrattano così le signore", di William Goldman. Il romanzo poliziesco, nei suoi vari sottogeneri – tra cui la crime story – ha sempre avuto un ampio spazio nelle mie letture, tanto che da ragazzo dedicai la mia tesi di laurea alla "Sociologia del Romanzo Poliziesco". Sono debitore nei confronti di migliaia di libri e di film; troppi, per citarli tutti.
Julia affida le proprie impressioni alle pagine di un diario. Sarà una presenza costante nelle sue storie?
Un vero e proprio leit-motiv, direi. Le annotazioni diaristiche di Julia mi permettono di approfondirne i pensieri e le emozioni, superando i limiti rigorosi della narrazione oggettiva. Ma è anche un omaggio alla scuola californiana del romanzo poliziesco – capitanata da Hammett e da Chandler – che privilegiava il racconto in prima persona.
Perchè 126 pagine contro le consuete 94 "bonelliane"?
L’aumento del numero delle pagine è una necessità legata al tipo di storie e alla peculiarità della mia scrittura. È molto difficile sviluppare una vicenda a suspense in 94 pagine. Non c’è lo spazio materiale per mettere in scena i personaggi, per farli agire, per approfondire le psicologie. Con un trentaduesimo in più, invece, si può lavorare anche sul ritmo, che è importantissimo. In musica, gli accenti, le pause, le accelerazioni e i conseguenti rallentamenti costituiscono il fascino di un brano. Lo stesso vale per ogni tipo di racconto. La respirazione di chi legge dovrebbe aumentare o diminuire la frequenza in sintonia con la storia.
Cosa distingue Julia dagli altri fumetti "gialli"?
In Julia c'è una maggiore attenzione alla metodologia e alla tecnologia dei moderni corpi investigativi, oltre che alla psicopatologia criminale. E poi c’è lei, la protagonista, con quel suo miscuglio di fragilità e di decisione, con quegli occhioni a mandorla che penetrano in profondità, e quell’aspetto così sexy…
COMMENTI
Anche se effettivamente i miei interessi s spingono più sul manga e anime che sui disney non ho disdegnato il fumetto italiano delle streghette (coetanee) [forse è per questo che sono motivo della mia attenzione] che mi ha appassionato continuamente pagina dopo pagina, ma una cosa che ho ribadito più di una volta e che continuerò a ribadire è la mia intolleranza verso le nauseanti pubblicità poste tra un capitolo ed un altro del fumetto, che continuamente mi distolgono dalla storia!! ora capisco che con la pubblicità si finanziano i lavori e tutto il resto, ma adesso basta! non se ne può più! -_- postato da Claudio il 12/04/2004 23:02
