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Approdi: storie a fumetti sull'immigrazione

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approdi

Segnalazione di: Daniele Mezzana, grazie

Approdi: immigrazione e allargamento europeo
Torino 29 aprile 2006

Introduzione
di Sandra Federici


Il progetto "Approdi" è nato da una riflessione sulle rappresentazioni dei due grandi cambiamenti che stanno investendo la vita degli europei: le migrazioni di massa verso il nostro continente e il processo di crescita dell'Unione, in particolare il quinto allargamento, che l'ha portata da 15 a 25 paesi.
Una riflessione che abbiamo voluto ricondurre a due elementi fondamentali che definiscono la nostra contemporaneità: lo spostamento delle persone rispetto al proprio luogo di origine e la possibilità di informazione e comunicazione continua.
Informazione e comunicazione che trasmettono al pubblico determinate rappresentazioni dei due fenomeni che vogliamo prendere in considerazione, mettendoli all'occasione in collegamento. È inutile rifare l'elenco delle note etichette: le carrette del mare, l'idraulico polacco, il referendum in Francia, i terroristi tra di noi, le radici culturali in pericolo" Per chi opera nell'ambito dell'intercultura, dell'integrazione sociale, della cooperazione allo sviluppo hanno un sapore ben noto, ma basta uscire un attimo da questi ambiti specialistici, per scoprire quanto questi stereotipi siano considerati portatori di senso e aderenti alla realtà.
Statistiche e sondaggi confermano l'esistenza di timori e diffidenze nei confronti degli immigrati, maggiormente sentiti nei paesi di nuova adesione, mentre in alcuni Stati dell'antica Europa i cittadini chiamati al referendum sulla Costituzione hanno espresso tutto il loro disagio verso un processo di integrazione mal compreso e forse anche mal comunicato.
Questo progetto va incontro alla necessità di riflettere e chiarire questo drammatico rapporto tra gli europei e i cittadini dei paesi in via di sviluppo, tra chi vive nella fortezza dei privilegi e chi ci vuole entrare, con la consapevolezza che ci stiamo aggirando su un oggetto che a ogni passo rischiamo di fraintendere.
Noi siamo partiti da una parola: "approdi", per riferirci alla condizione di frontiera di alcuni paesi europei (Italia, Spagna, Malta e Cipro) nelle rotte dell'immigrazione irregolare. Questa parola ha attorno a sé un'aura di significati sovrapposti: rappresenta il termine di un lungo e faticoso viaggio, la salvezza dal naufragio, la meta programmata di un progetto di trasferimento, il punto che si presidia per evitare lo sbarco di un nemico.
Insomma, fa subito venire in mente delle storie: di naviganti, di naufraghi, di personaggi antichi come Ulisse o anche Enea, l'eroe sconfitto il cui nome l'Unione europea ha scelto come titolo di un poderoso programma di sostegno all'immigrazione regolare.
Il focus del progetto è quindi la situazione dell'Unione europea vista come meta di movimenti migratori anche irregolari, che hanno visto finora come punti di approdo le coste italiane e spagnole e che, nella prospettiva di un'applicazione allargata del trattato di Schengen, coinvolgono sempre più anche gli stati di Malta e Cipro.
In risposta alla confusione dei messaggi mediatici, e alle conseguenti paure monitorate oltre che dall'Eurobarometro da varie ricerche nazionali o transnazionali, proponiamo un'azione di comunicazione costruita su storie a fumetti disegnate e in alcuni casi anche sceneggiate da autori africani. Si vuole promuovere nei cittadini di questi quattro paesi la consapevolezza delle cause e modalità dell'immigrazione irregolare, del problema dei rifugiati, delle risposte che l'Unione europea allargata potrà dare a queste spinte, in modo da favorire un approccio di maggiore tolleranza e apertura all'Altro.
È stato costituito un Comitato scientifico, composto da esperti di immigrazione, studiosi di legislazione europea e di comunicazione, incaricato di selezionare alcune delle paure e insicurezze e degli stereotipi più diffusi, da veicolare attraverso un libretto a fumetti destinato ai giovani delle scuole medie e superiori, un sito internet con testi di approfondimento e questo dossier di Africa e Mediterraneo.
Per l'elaborazione delle brevi narrazioni a fumetti, raccolte nel libro tascabile, è stato fondamentale il coinvolgimento e l'interazione di sceneggiatori e fumettisti africani per drammatizzare, in modo accessibile, attraente e realistico, i contenuti chiave selezionati dal comitato scientifico: modi e ragioni dell'immigrazione, normative e trattati dell'Unione europea, risposte alle paure dei cittadini.
Una studentessa nigeriana a Siena, una colf cinese a Cipro, un adolescente di origine africana a Malta, due giovani ucraini a Barcellona, un giornalista iraniano richiedente asilo in Italia, un imprenditore spagnolo: le storie di Approdi spaziano in un'Europa allargata multiculturale, dove i temi del lavoro, della libertà di espressione, della realizzazione dei propri sogni si intrecciano al problema dell'identità dell'immigrato alle prese con le difficoltà della vita.
Racconti di esclusione e integrazione, in una società europea che vede convivere una diffusa disponibilità all'accoglienza con reazioni di timore e diffidenza nei confronti degli stranieri.
Nel dossier affrontiamo gli argomenti delle storie con articoli tratti da studi e ricerche sul campo.
Cominciamo con una fotografia della migrazione nell'Europa post-allargamento proposta da Franco Pittau e Antonio Ricci, responsabili del Dossier Caritas - Migrantes, la principale fonte di informazioni e approfondimenti sul fenomeno migratorio in Italia. Con la battuta d'arresto della crescita economica, l'Europa ha visto il suo benessere diventare precario, mentre l'allargamento a Est da un lato ha trovato gli europei impreparati, dall'altro ha reso necessaria una ridistribuzione dei finanziamenti a favore degli stati "nuovi". In questo clima di sospetto si è inserita la bocciatura dei referendum sulla Costituzione europea che ha contribuito a illuminare di una luce negativa l'allargamento dell'Unione e a mettere in secondo piano la necessità per questo continente di giocare un ruolo da protagonista in una fase storica in cui emergono giganti sempre più forti come gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina e l'India. Pittau e Ricci ci ricordano che «mettere insieme 25 stati e 455 milioni di persone va oltre l'usuale. Di questa operazione non si possono vedere i benefici nel volgere di così poco tempo»; e in risposta alle critiche all'immobilismo europeo c'è chi «ha sottolineato come il modello della condivisione, pur comportando inevitabili rallentamenti, a lungo andare assicurerà notevoli benefici».
Stefano Allievi affronta il tema cruciale della presenza musulmana in Europa. Essa non può più essere considerata un fatto transitorio, tutti percepiamo che l'islàm sta diventando parte del panorama religioso, istituzionale, sociale e politico dell'Europa. La ricetta di base che Allievi propone per gestire il rapporto con l'islàm è quella di considerarlo un fenomeno plurale, che si manifesta in modi differenti a seconda delle ideologie e del clima politico culturale dei paesi di origine, e soprattutto del contesto in cui gli immigrati si inseriscono. È un fattore interno all'Europa ma anche esterno, legato alle relazioni internazionali, a importanti dinamiche sociali, culturali e religiose che fanno sentire ancora più urgente per l'Europa il bisogno di auto-definirsi, di trovare un'identità comune al di là della crescente complessità e dell'eterogeneità dei paesi che ne fanno parte.
Sono questioni strettamente legate al problema delle rappresentazioni delle differenti culture presenti in Europa trasmesse dai mezzi di comunicazione di massa. I media hanno la possibilità di suscitare un serio dibattito pubblico a cui possono partecipare gli attori sociali, i rappresentanti politici, gli esperti e i cittadini stessi, ma la maggior parte di essi contribuisce a delineare un'immagine negativa degli Altri. Analizzando i diversi "format" mediatici e come presentano i fatti culturali non europei si osserva curiosamente che quando si tratta della rubrica di moda, di cucina, di turismo o anche di calcio non c'è contrasto, bensì interesse a raccontare queste diversità, in maniera a volte un pò folklorica ed eurocentrica, ma comunque con curiosità e apertura.
Anche nell'informazione sul teatro, la musica, la letteratura c'è spazio per questi altri modi di pensare e di esprimersi. Dove è allora il problema? Il problema è quando di questi mondi "Altri" se ne occupa la cronaca, perché prende solo ciò che fa notizia. Per un cronista sono i crimini le buone notizie, ed è naturale che fioriscano gli stereotipi, le rappresentazioni negative, il sensazionalismo: l'Altro diventa il nemico. Osserviamo le 13 notizie della scaletta di un telegiornale: cronaca e insicurezza sono il nostro pane quotidiano, e questo non fa che contribuire alla nostra ansia. Irene Maeso Martínez passa in rassegna alcune ricerche e rilevazioni di vari osservatori europei e spagnoli sugli stereotipi e le incertezze verso gli "invasori", concentrando poi l'analisi sui titoli dei quotidiani spagnoli.
Izaskun Andueza Imirizaldu parte invece dalle "voci" sugli immigrati come cattivi lavoratori, dai giudizi appiccicati addosso agli altri senza conoscerli direttamente, dalle parole "lento", "problematico", "aggressivo" che tutti abbiamo sentito pronunciare nei confronti dei lavoratori stranieri. La grammatica dello stereotipo segue regole fisse: gli aggettivi vengono attribuiti in maniera totalizzante ad un gruppo, che può essere definito in maniera molto concreta (una nazionalità) o più ampia (i latinoamericani, gli slavi); sono esaltati gli aspetti negativi e svalutati quelli positivi; le caratteristiche sono rappresentate come fisse, naturali, quasi genetiche. Pregiudizi individuali e collettivi, da collegare con la relazione di potere esistente tra il gruppo più debole e il più forte, e che hanno la funzione di giustificare o nascondere pratiche e politiche discriminatorie, per mantenere i vantaggi sociali politici ed economici del gruppo dominante.
Un'interessante confronto tra due modelli di integrazione situati in due periodi storici differenti è proposto da Emma Martín Díaz, che confronta le migrazioni degli anni Sessanta con quelle dell'odierna epoca della globalizzazione. Nell'epoca "fordista" l'integrazione dei migranti nelle fabbriche europee era vista in termini di classe, sostenuta dai sindacati e dai partiti politici di sinistra, preoccupati da una divisione etnica della classe operaia. Questo portava a non tenere in conto le differenze culturali, di cui in seguito è emersa l'importanza come fattore limitante l'integrazione. La segmentazione dei mercati del lavoro, con il conseguente indebolimento dei sindacati, la segregazione residenziale e l'informalizzazione delle attività economiche contribuiscono a configurare un panorama di rifiuto xenofobo che legittima le norme e le pratiche del razzismo istituzionale.
Due articoli analizzano gli strumenti legislativi che l'Unione europea si è data per affrontare il problema delle persone che bussano alle sue porte. Pablo Fernández Sánchez analizza la direttiva europea (aprile 2004) che ha inteso produrre standard minimi per l'attribuzione dello status di rifugiato o di persona bisognosa di protezione internazionale ad apolidi o cittadini di paesi terzi. L'approccio della Commissione segue la linea della Convenzione di Ginevra del 1951 ma la amplia con altri aspetti non contemplati (protezione sussidiaria) e specificandone altri (ad esempio precisando in quali condizioni un'azione sia ritenuta persecutoria, e quali siano i maggiori fattori di discriminazione, ovvero razza, religione, nazionalità, opinione politica e appartenenza a un gruppo sociale).
Assieme ai due milioni di rifugiati che abitano in Europa ci sono anche gli immigrati residenti da lungo tempo, di cui si è occupata la Direttiva 2003/109, per dare indicazioni unitarie su un trattamento non discriminatorio in tutto il territorio dell'Unione. Juan García Blesa nell'analizzare questa direttiva dimostra come le modalità per concedere questo status siano attualmente considerabili come una forma indiretta di discriminazione contro gli immigrati, che va contro il principio di non discriminazione stabilito dal Consiglio europeo di Tampere del 1999. Infatti, la Direttiva attribuisce agli Stati membri il compito di stabilire i casi concreti in cui si applica il criterio di esclusione genericamente indicando come esclusi coloro che risiedono nell'Unione solo a livello temporaneo. Insomma sembra che l'aria sia cambiata rispetto a Tampere e siano cambiate le priorità: ora la preoccupazione principale è la difesa dell'ordine interno e la sicurezza pubblica.
Gli attuali movimenti migratori sono spesso visti come un fatto nuovo, come un'emergenza della contemporaneità, ma questa sfumatura drammatica e allarmistica potrebbe essere attenuata se si avesse più presente che l'area euro mediterranea è sempre stata teatro di spostamenti di popolazione. Il lento alternarsi dei periodi storici del passato ha subito nel Novecento una grande accelerazione, e tutti i fenomeni hanno preso ad emergere con grande velocità. Simon Mercieca ci racconta il caso di Malta, che nel Cinquecento era legata all'Italia da spostamenti di persone, in particolare intellettuali e sacerdoti, che erano spinti a cercare maggior fortuna o comunque una migliore formazione professionale e artistica nella grande città di Roma. La religione a quel tempo era fattore di coesione, in una società meno complessa e in uno scenario geopolitico più uniforme.
Vivere in Europa: un sogno che ha contagiato tanti giovani africani, che affrontano enormi rischi per ottenerlo pensando "io ce la farò".
Povertà, carestie, disoccupazione, mancanza di prospettive e libertà sono i principali motivi che spingono le persone a partire, ma non bisogna sottovalutare l'effetto traino esercitato sui giovani dai media europei, che diffondono immagini di ricchezza e libertà; mentre molto forte è lo spirito di emulazione verso gli amici espatriati che raccontano di favolosi guadagni, stimolando così la voglia di partire, affrontando prima il deserto e poi il mare anche contro la volontà dei genitori. Le interviste a sopravvissuti e a famigliari di scomparsi in mare realizzate da Emilie Marette e Marc Pellizzer nel "triangolo della morte" in Marocco ci pongono davanti eloquentemente l'angosciosa domanda su quante storie disperate e dolori inconsolati nascondano i fondali del Mediterraneo.
Jean-Léonard Touadi asserisce chiaramente: bisogna parlare di questo dramma, degli inganni dei passeur che realizzano enormi guadagni stimolando le speranze dei giovani e mentendo sulle condizioni di sicurezza del viaggio. Solo all'ultimo momento i candidati scoprono quanto sia pericoloso il viaggio e di solito non possono più tornare indietro: hanno già esaurito la somma di denaro faticosamente raccolta dalle famiglie, sentono di stare giocando la carta decisiva per il loro futuro, e si ritrovano in questi luoghi di sosta e attesa infinita in zone isolate dell'Africa, in condizioni di sfruttamento e negazione di ogni diritto. Nessuno li fermerà, ammonisce Touadi, dopo che il Sud del mondo ha «bussato alle porte dell'Europa» in modo metaforico, da lontano, adesso è cominciato uno scontro fisico, che sta costando a questi popoli migliaia di morti, adulti e bambini. Non bisogna continuare nell'ignoranza e nell'omertà; nessuno dovrà poter dire: io non lo sapevo, non era mia responsabilità.
Per concludere, un commento sulla copertina, un fotogramma dal video Lampedusa Check Point dell'artista iracheno residente in Italia Alì Assaf. Vediamo un uomo nudo "l'artista stesso avvolto in un sacco a pelo, mentre si alza, oppure si piega" Da subito ci accorgiamo che questa immagine così essenziale e potente è antica e contemporanea allo stesso tempo, che questo corpo nobile e stanco ha la forza fisica e morale di un eroe classico, che guarda (o soccombe?) solitario al proprio destino. Il sacco a pelo che lo protegge ha un drappeggio michelangiolesco, così come il viso dai tratti nobili richiama le sculture e gli affreschi del grande artista rinascimentale, che nella sua opera ha continuamente studiato il nudo maschile in movimento, prendendo l'individuo concreto, immerso pienamente nella propria vicenda personale e nel proprio destino, e facendolo diventare simbolo di un'umanità spesso dolente e sconfitta, ma mai spogliata della propria dignità.
L'opera di Alì Assaf illumina tutte le pagine di questo dossier, rendendo concreta e visibile l'idea di una presenza che è in mezzo a noi: è il naufrago, il rifugiato, il povero, l'irregolare, ma è, prima di tutto, un uomo.

Sandra Federici coordina il progetto Approdi

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segue il programma della manifestazione

Approdi, storie di migrazione
Conferenza internazionale
Sabato 29 aprile 2006
TORINO
Centro Interculturale
C.so Taranto, 160


h 9,15 - 13,00
Saluti delle autorità
Interventi:
Il progetto europeo Approdi: storie a fumetti sull'integrazione nell'Europa allargata. Il punto di vista dei "vecchi" approdi dell'Europa (Italia e Spagna) e dei "nuovi" (Malta e Cipro).
Andrea Marchesini Reggiani, Africa e Mediterraneo
Sandra Federici, Africa e Mediterraneo
Simon Mercieca, Mediterranean Institute, Università di Malta
Miriam Fernández Santiago, Grupo de Investigación Agora, Università di Huelva Nicos Trimikliniotis, Research and Development Center - Intercollege, Cipro

Esclusione e integrazione in Europa, una società che vede convivere una diffusa disponibilità all'accoglienza con reazioni di timore e diffidenza nei confronti degli stranieri.
Marco Demarie, Fondazione Giovanni Agnelli
Ilda Curti, Fondazione Fitzcarraldo
Jean Léonard Touadi, Rai Radiotre
Kamila Kowalska, Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes
Didier Mada BD, Fumettista dell'associazione L'Afrique dessinée

Conferenza stampa h. 13,00
Proclamazione dei vincitori del premio Africa e Mediterraneo

Buffet inaugurale delle esposizioni h. 14,00
Didier Mada BD autograferà il libro a fumetti Approdi: storie a fumetti sull'immigrazione nell'Europa allargata.

La conferenza fa parte di un'ampia rassegna dedicata al fumetto africano che propone al pubblico alcune storie di migrazione realizzate da fumettisti africani, attraverso il "Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano" e "Approdi. Storie a fumetti sull'immigrazione nell'Europa allargata". Saranno protagonisti i fumettisti africani e il loro impegno nella sensibilizzazione e informazione sui problemi dell'immigrazione e dell'integrazione culturale Nord-Sud.

La partecipazione alla confrenza è gratuita, su iscrizione.
Persona di riferimento: Cristina Contartese
redazione@africaemediterraneo.it
Tel. +39 051 840166
Fax +39 051 6790117

La mostra del Premio Africa e Mediterraneo
Centro Interculturale di Torino
29 aprile - 20 maggio 2006


La mostra del Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano presenta una selezione tra le storie arrivate per la terza edizione del concorso. Il percorso espositivo rispecchia le tre sezioni del Premio: fumetto creativo a soggetto libero, fumetto sui diritti umani e fumetto su storie di migrazione. Gli autori africani hanno mandato le loro storie, denunciando le concrete violazioni dei diritti umani, descrivendo le condizioni di povertà delle popolazioni africane e le difficoltà della condizione di immigrato, ma anche mettendo in scena divertenti e appassionanti storie di fantasia.

La mostra Approdi
29 aprile - 20 maggio 2006
Centro Interculturale di Torino
dal lunedì al venerdì ore 9-19
sabato 29/4; 6 e 13/5 ore 10-18
ingresso libero


La mostra presenta le tavole realizzate per il libro a fumetti Approdi: Storie a fumetti sull'immigrazione nell'Europa allargata. Una studentessa nigeriana a Siena, una colf cinese a Cipro, un adolescente di origine africana a Malta, due giovani ucraini a Barcellona, un giornalista iraniano richiedente asilo in Italia, un imprenditore spagnolo. Le storie di Approdi, disegnate da artisti africani, spaziano in un'Europa multiculturale, dove i temi del lavoro, della libertà di espressione, della realizzazione dei propri sogni, si intrecciano al problema dell'identità dell'immigrato alle prese con le difficoltà della vita. Racconti di esclusione e integrazione, in una società europea che vede convivere una diffusa disponibilità all'accoglienza con reazioni di timore e diffidenza nei confronti degli stranieri. Il libretto Approdi è curato da Sandra Federici e Andrea Marchesini Reggiani.
Visite guidate gratuite su prenotazione il lunedì e il martedì

Il progetto Approdi è realizzato dall'associazione Africa e Mediterraneo assieme ai seguenti partner:
Mediterranean Institute, Università di Malta, Research and Development Center-Intercollege, Cipro Grupo de Investigación Agora, Università di Huelva (Spagna).
Con il cofinanziameno della Commissione europea, DG Allargamento.

In collaborazione con:
L'Afrique Dessinée (Parigi), Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), Paralleli. Istituto del Mediterraneo del Nord Ovest, Centro piemontese di studi africani, ANOLF-CISL, Città di Torino, Centro interculturale (Torino).

Con il contributo di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Regione Piemonte.

Il Premio Africa e Mediterraneo ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO.

L'evento fa parte del programma di Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma.

Info
Centro Interculturale
tel. 011 4429700; 011 4429710
Africa e Mediterraneo
www.africaemediterraneo.it
www.approdi.net

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