di Luca Piergiovanni, insegnante

L’idea di fare podcasting mi è venuta allo scopo di rendere più accattivanti le lezioni d’Italiano, e in particolare lo studio della poesia. Non appena ho capito che il podcast poteva diventare un mezzo per coniugare la mia passione per la radio con quella per la poesia, me ne sono innamorato. Parlare a un microfono, selezionare le canzoni per introdurre le registrazioni, equalizzare voce e suono con il mixer, mi ha riportato indietro nel tempo, a quando ero più giovane e facevo il deejay e lo speaker nelle radio locali, a quando si metteva la pubblicità con le musicassette e ci si divertiva a screcciare col disco di vinile.
Il fatto, inoltre, di poter partire da un terreno conosciuto e apprezzato dai ragazzi come quello della musica, per arrivare gradualmente a presentare loro il mondo della poesia, mi ha convinto definitivamente a intraprendere questo viaggio verso quella che a oggi è considerata l’ultima frontiera della comunicazione libera.
Più avanti, i miei studenti mi hanno ammesso che il giorno in cui sono entrato in classe parlando loro di podcaster, microfoni, dialoghi radiofonici, file rss e altre diavolerie, hanno pensato che li stessi prendendo in giro, dato che spesso amo scherzare. E invece quella volta facevo sul serio, e così, dalla frase che pronunciai in quell’occasione: - “Da oggi ragazzi si fa radio!”, sono passati due mesi, molto intensi e pieni di sorprese, durante i quali, con grande entusiasmo e voglia di fare, ci siamo impegnati ad analizzare in maniera approfondita i testi di alcune poesie dei classici della letteratura e di alcune canzoni di grandi cantautori italiani. Abbiamo operato un attento confronto, per cogliere ogni sfumatura nonché eventuali analogie e differenze, e abbiamo trasformato il materiale prodotto in dialoghi radiofonici, grazie soprattutto a Tety e Alè, entrambe con il pallino delle scrittrici professioniste. Il passo successivo è stato quello di registrare gli episodi. E così ho rispolverato la mia attrezzatura da deejay, riprendendo il mixer e le cuffie appese al chiodo, mentre Batta ha fornito il pc, e con qualche risparmio ci siamo comprati un microfono adatto per fare podcast. All’inizio tutti erano molto timidi, poi la sorpresa: proprio quelli che in un primo momento si guardavano bene dall’avvicinarsi al microfono – Lore, Saretta e Ali – sono diventati tra i nostri maggiori speaker, mentre Sarty si è lanciato fin da subito alla ricerca di brani musicali che potessero arricchire le puntate, aiutato da Miki e Davide impegnati nello scovare notizie curiose e interessanti per rendere più colorita la presentazione dei testi poetici e musicali.
Abbiamo infine creato una nostra pagina web, grazie a un audio-hosting, ossia un sito che ti offre lo spazio per inserire i tuoi file mp3. Con il nostro tecnico Batta ci siamo adoperati per pubblicare di volta in volta le puntate prodotte, con un titolo, un commento e un logo.
A proposito di titolo e logo. Io avrei voluto dare al podcast il nome di “Cappuccino”, ma i miei alunni si sono rifiutati perché a loro dire troppo rozzo e hanno quindi scelto quello di Chocolat, con in aggiunta il nome della loro classe, cioè 3B. Mi scoccia ammetterlo, ma avevano ragione. Non ce lo vedo infatti il nome Cappuccino sulle pagine dei giornali, mentre ho potuto ammirare con gioia quello di Chocolat apparire sui più importanti quotidiani nazionali, riviste per ragazzi, siti per l’educazione. E ogni volta che sono venuti a scuola i fotografi per “immortalare” il nostro gruppo, ci siamo sentiti come dei divi a un backstage. Per dei ragazzi che fanno un uso quotidiano di cellulari, Play Station o Wii, ma che non sapevano neppure lontanamente cosa fosse un podcast, direi che finora non è andata così male!
Senza contare che un’idea tira l’altra e come ripetiamo spesso tutti quanti, oramai siamo degli ammalati di podcast! Abbiamo pensato, ad esempio, di creare un blog dove spiegare a tutti com’è nata questa avventura, o un gruppo su facebook per condividere anche con altri la passione per il podcasting. Ci è venuto in mente di farci fare delle magliette con il logo del podcast (una macchia nera su sfondo bianco), oppure di realizzare delle interviste doppie, stile iene, per farci conoscere dai nostri abbonati (ben 900 ad oggi). Da poco, inoltre, si è aggiunta al gruppo Alex che è madrelingua inglese, ed è per questo che proprio a lei abbiamo affidato il compito di raccontarci i podcast realizzati nelle scuole di altri paesi, dall’Inghilterra al Brasile.
Abbiamo poi deciso di partecipare a diversi concorsi nazionali come Gold, organizzato dal Ministero dell’Istruzione, ma anche internazionali come l’European podcast award.
E anche se il prossimo anno i miei alunni se ne andranno alle scuole superiori, continueremo a ritrovarci in casa mia, dove ho già allestito una piccola sala di registrazione. Perché oramai siamo un gruppo unito, in cui ciascuno ha un ruolo ben preciso, e con tanta voglia di metterci in gioco e di studiare divertendoci.
Parola di prof…e di studenti!
Il link al nostro podcast: http://chocolat3b.podomatic.com/
Al blog: http://chocolat3bpodcast.wordpress.com/
Al gruppo di facebook. Accedi nel tuo account e cerca Chocolat 3.b podcast.

il gruppo 3B
