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Coraline e la porta magica

di Amelia Capobianco

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Una versione ridotta di questo articolo è apparso sulla rivista Infanzia, n. 5/2009

coraline

Coraline e la porta magica è un film d'animazione realizzato con la tecnica della  stop.motion diretto da Henry Selick, già regista di Nightmare Before Christmas , basato sul racconto Coraline, scritto da Neil Gaiman e illustrato da Dave McKean, pubblicato in Italia dalla Mondadori nel 2002.
Il film è uscito negli Stati Uniti il 6 febbraio 2009, mentre in Italia è stato distribuito il 19 giugno 2009, nelle sale attrezzate in digitale 3D stereoscopico .

La piccola Coraline, 11 anni, ha appena cambiato casa con i suoi genitori. Ha voglia di esplorare, conoscere, curare il giardino ma mamma e papà sono troppo presi dal lavoro per dedicarle tempo, ingobbiti e allucinati davanti al computer, senza nemmeno il tempo di fare la spesa per mettere a tavola qualcosa di decente.
Tanto per tenerla impegnata (e togliersela dai piedi…), il padre le suggerisce di contare le porte e le finestre della nuova casa. Coraline, annoiata, obbedisce e trova una piccolissima porta non solo chiusa a chiave ma anche murata e coperta con la carta da parati. Sarà un topolino magico ad aprirla per lei una notte, realizzando così il desiderio, incoffessato e incoffessabile di tanti bambini delusi da genitori distratti e assenti, di avere un’altra famiglia.

Il tunnel magico che si apre agli occhi di Coraline la trasporta nell’”altra casa” a conoscere l’”altra” famiglia. E la “cattiva”. Affascinante e diabolica, spaventosa e inquietante come solo quei cattivi “ben fatti” che si vedono sempre meno, a causa di un diffuso perbenismo spesso vuoto di senso. Villain come le Grimilde e Malefica di disneyana memoria o la strega cattiva di Hansel e Gretel.
A differenza delle altre questa cattiva ha il viso della mamma vera anche se, nel nominarsi lei stessa “altra” mamma, segna la stessa distanza emotiva del termine “matrigna”.

Questa “altra” mamma, che tanto ricorda i personaggi di Nightmare before Christamas nelle sue fattezze reali che si scopriranno alla fine (le sue mani sono aghi sottili come le ossa degli scheletri, il viso è un teschio), non solo fa la spesa ma trova il tempo per cucinare squisiti manicaretti a questa figlia che desidera solo di essere nutrita e scaldata nell’animo da genitori finalmente attenti che la pongono al centro del proprio mondo, costruendo per lei meraviglie a mai finire tra cui spicca un giardino fantastico che visto dall’alto ha le fattezze della ragazzina.

Un ritmo lento ma mai spento, una narrazione semplice ma non banale di una trama a volte complessa che si scopre a poco a poco prendendosi tutto il tempo che occorre e servendosi di immagini e colori, di suoni e musica che sono fortemente elementi della narrazione e non solo “abbellimenti” messi lì per rispettare dei cliché che pagano al botteghino. Grottesche Venere di Botticelli, fantasmi dorati incastonati nel cielo stellato di Van Gogh…

Un gatto, nero, parlante, un amico ammutolito con l’accondiscendenza della bambina, topolini magici, sirene, cani imbalsamati con ali di angelo fanno da cornice fantastica a tutta la storia fino a che non si scopre l’inganno, il prezzo da pagare. Perdere gli occhi, farseli portare via e vedersi cucire al loro posto due bottoni. L’uso di un giocattolo, una bambola di pezza, una compagna di giochi con le fattezze di Coraline per spiare la sua vita, le sue frustrazioni e i suoi dolori. I fantasmi di altri bambini caduti nella stessa trappola, il rapimento dei veri genitori…
Coraline fa paura! C’è tensione, emotività, morte e cattiveria che si risolveranno in un classico lieto fine che però tarda ad arrivare perché quella mano, fatta di aghi sottili è riuscita a intrufolarsi nella casa vera muovendosi come un ragno e sarà solo con l’aiuto dell’amico, questa volta quello vero e non più muto che Coraline potrà riprendersi la sua vita, i suoi genitori e anche il suo giardino. Una tensione narrativa da vecchio racconto popolare dove la paura e il dolore, la cattiveria e la morte non sono tenute nascoste ma sono raccontate ai grandi (tanti nelle sale) e ai ragazzini che ritrovano le loro frustrazioni, i loro desideri espressi in questo lavoro di grande qualità letteraria e artistica il quale, come ogni favola che si rispetti, si chiude con un lieto fine che rimette in pace gli animi e le persone.

L'autrice
Educatrice, presidente dell’Associazione Culturale MediaEducation.bo di Bologna. Attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna


Il passo uno, chiamato anche ripresa a passo uno o animazione a passo uno (in inglese stop-motion o anche frame by frame) è una tecnica di ripresa cinematografica e di animazione. Con l'espressione "passo uno" si può intendere sia la tecnica impiegata, che il prodotto ottenuto con la stessa. Il passo uno sfrutta una particolare cinepresa che impressiona un fotogramma alla volta, azionata dall'operatore/animatore. (http://it.wikipedia.org/wiki/Stop-motion)

Film di animazione, Usa, 1993, prodotto da Tim Burton

La stereoscopia è una tecnica di realizzazione e visione di immagini, disegni, fotografie e filmati, atte a trasmettere una illusione di tridimensionalità, similare alla visione binoculare dell'occhio umano.
Inventata nel 1832 da sir Charles Wheatstone utilizzando coppie di disegni similari e successivamente la nascente fotografia, la stereoscopia ha trovato poi applicazione anche nel cinema, e, con tecniche diverse dall'originale stereoscopio ottocentesco, anche in altri campi, non ultime la televisione e l'informatica. Più recentemente sono state sviluppate sofisticate tecniche digitali per la visione di immagini tridimensionali.  (http://it.wikipedia.org/wiki/Stereoscopia)

Il ragno è un animale che, per le sue caratteristiche, ha colpito e stimolato l'immaginario umano, entrando (spesso come una creatura leggendaria) nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra le numerose attestazioni, spiccano in particolare il mito di Aracne e il fenomeno del tarantismo.
Come il serpente, anche il ragno alterna una simbologia positiva ad una negativa, in base a come le sue stesse caratteristiche (anatomiche, comportamentali, persino "psicologiche") sono state interpretate di volta in volta.
Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito l'immaginario umano è la laboriosità del ragno, unita a una grande precisione tecnica, che tale animale dimostra nel tessere la propria tela. Da ciò derivano molti miti (in primis quello greco di Aracne), in cui tale caratteristiche divengono il centro o, quantomeno, lo spunto della narrazione e - spesso - il fulcro del significato morale.
Altro aspetto molto rilevante, questa volta in chiave negativa, è il pericolo potenziale rappresentato dal ragno, predatore, talvolta velenoso, che grazie alla sua tela - o, in alcuni casi, alla caccia - si procura il cibo per divorarlo ancora in vita dopo averlo paralizzato.

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