torna all'indice di "bibliografia"
I testi sono ordinati in sezioni tematiche, secondo l'anno di pubblicazione a partire dal più recente; nel caso di testi stranieri si fa riferimento all'anno della pubblicazione in Italia.
SOCIETA'
![]() |
Ancora dalla parte delle bambine Loredana Lipperini Feltrinelli Milano, 2007 |
Quali sono i modelli delle "nuove" bambine? Che cosa sognano di essere? Madri? Ballerine? Estetiste? Mogli di calciatori?
Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire alla casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. La moda le vuole in minigonna e tanga. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni: diventare madri, ballerine, estetiste, mogli di calciatori, appunto. Questo è il mondo delle nuove bambine.
Negli anni '70, Elena Gianini Belotti (la sua prefazione a questo libro è un vero e proprio passaggio di testimone) racconta come l'educazione sociale e culturale all'inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all'ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, dice Loredana Lipperini, malgrado le apparenze. Niente più grembiulino rosa all'asilo, ma in tutti i toni del rosa è dipinto il mondo di Barbie e delle sue molte sorelle. Libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli negli antichi stereotipi della fata e della strega.
Con grande lucidità e sicura ampiezza di indagine, Lipperini fa perno intorno a una domanda cruciale (come è possibile che le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper?) e torna lì dove le bambine compiono ancora oggi il loro apprendistato al secondo sesso: la famiglia, la scuola, il mondo dei media, l'immaginario dei libri e dei cartoni.
Loredana Lipperini è giornalista e scrittrice. Collabora da molti anni con le pagine culturali de "La Repubblica" e de "Il Venerdì". E' stata una delle voci storiche di Radio Tre. Ha pubblicato vari testi tra cui Generazione Pokemon (Castelvecchi 2000), La notte dei Blogger (Einaudi Stile Libero 2004). Dal 2004 ha un Blog www.lipperatura.it
![]() |
Il Mediaevo italiano. |
Come è avvenuta, in soli cinquant'anni, la trasformazione di un paese socialmente arretrato, debole dal punto di vista degli apparati industriali e con un basso livello di scolarizzazione in un paese europeo discretamente moderno, aperto alla multimedialità e orientato all'innovazione culturale? I molteplici contributi raccolti in questo libro propongono linee interpretative e chiavi di lettura per seguire un percorso di sviluppo che ha coinvolto la politica e le istituzioni, ma soprattutto le agenzie di socializzazione e i soggetti sociali in un incessante mutamento socioculturale, sino all'affermazine della società della comunicazione. Quello che con metafora forte abbiamo chiamato mediaevo italiano. La progressiva evoluzione nella cosmogonia dell'esperienza comunicativa, l'esplosione di un boom culturale e mediale, la moltiplicazione degli stili di vita, delle relazioni e dei linguaggi sono i temi che si intrecciano in questa edizione radicalmente aggiornata del Mediaevo. L'ampio riferimento all'industria culturale, alla tv e alle nuove frontiere della comunicazione mette a fuoco l'innovazione tecnologica e, inevitabilmente, l'incontro-scontro tra mediaevo e tecnoevo.
Con una sensibilità comune: la consapevolezza della comunicazione come tradizione di moderni.
Mario Morcellini insegna Sociologia della comunicazione nella facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università "La Sapienza" di Roma.
![]() |
Nè con la tv, né senza la tv. Bambini, media e cittadinanza nel XXI secolo. (titolo originale After the death of childhood: growing up in the age of electronic media, 2000) David Buckingham Edizione italiana a cura di Gianna Cappello Franco Angeli Ed. Milano, 2004 |
Nè con la tv, né senza la tv: la scelta di un titolo simile - quasi uno slogan - per i lettori italiani di questo libro di David Buckingham nasce dal desiderio di voler sintetizzare due punti essenziali delel recenti ricerche su media e minori. Il primo è che per i minori la televisione si colloca in una rosa di consumi culturali e attività piuttosto variegata: vedono la tv, ovviamente, ma non vedono solo la tv. Vanno anche al cinema, ascoltano la radio, leggono libri, navigano in internet, fanno sport, incontrano gli amici. L'immagine del bambino incollato alla tv, al computer o alla playstation, alienato dal resto del mondo. è più un mito che periodicamente riaffiora sulle pagine dei quotidiani che una realtà supportata empiricamente. Il secondo punto è la necessità di superare la sterile opposiizoine tra le apocallittiche lamentazioni sulla "morte dell'infanzia" e le entusiastiche esaltazioni della "generazione elettronica". Quale sarà allora il destino dell'infanzia nel XXI secolo? Dinanzi ai profondi cambiamenti di oggi, non sembra realistico assumere una posizione censoria, né liberazionista, che difende il "diritto di scelta" dei minori, né privatizzata, che lascia ogni responsabilità nelle mani degli individui, le famiglie, i genitori o i minori stessi. La soluzione risiede piuttosto in un oculato (e difficile) equilibrio fra queste posizioni, ben sapendo che ogni singola iniziativa diricercatori, genitori, educatori, professionisti dei media e politici va presa anche alla luce di un esplicito richiamo a politiche pubbliche d adottare nell'ambito delle istituzioni sociali, educative e culturali.
basandosi sulle sue numerose ricerche in questo campo, l'autore rilegge tutta una consolidata tradizione di studi sugli effetti dei media sui minori in modo originale, e soprattutto pragmaticamente propositivo, richiamando i lettori alla consapevolezza che persistono nel mondo importanti disuguaglianze tra i bambini e che la formazione del cittadino del XXI secolo si costruisce in un ambiente sociale permeato dai media elettronici.
David Buckingham insegna presso l'Institute of Education dell'Università di Londra dove dirige anche il Centre for the Study of Children, Youth and the Media. Ha condotto numerose ricerche sulla media education e sul rapporto tra media e minori. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Media Education. Literacy, Learning and Contemporary Culture (Polity Press, 2003), The Making of Citizens: Young People, News and Politics (Routledge 2000), Moving Images: Understanding Children's Emotional Responses to Television (Manchester University Press, 1996)
Gianna Cappello insegna Storia della radio-tv e Sociologia della comunicazione presso l'Università di Palermo. E' tra i soci fondatori Med (Associazione italiana per l'educazione ai media e alla comunicazione). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Il concetto di servizio pubblico radiotelevisivo. L'evoluzione del dibattito su missione, impresa e programmazione, Rai-Eri, 2001
![]() |
|
Quando questo libro è apparso in prima edizione nel 1964 "Apocalittici e integrati" era solo un titolo. Da allora è diventata una espressione di uso corrente quasi proverbiale. Quando il libro è apparso, applicare strumenti di indagine rigorosa ad argomenti come il fumetto, la canzone di consumo, la narrativa popolare, suonava, alle orecchie di molti, quasi oltraggioso: oggi nessuno potrebbe avanzare alcun dubbio sul fatto che l'enorme diffuzione dei mezzi di comunicazine di massa abbia permeato l'ideologia, e fornisca a tutti strumenti che fanno ormai parte del modo di parlare e di pensare quotidiano. Molti di questi saggi sono entrati nelle bibliografie internazionali sull'argomento, anche se alcuni risentono del clima e della problematica di quegli anni.
Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932. E' ordinario di semiotica e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici presso l'Università di Bologna. Nel 1980 ha esordito nella narrativa con Il nome della rosa.
![]() |
Storia della comunicazione moderna (titolo originale Une histoire de la communication moderne, 1991) Patrice Flichy Baskerville Ed. Bologna, 1994 |
Come si sono evoluti i mezzi di comunicazione e che impatto hanno avuto sulla società?
Cosa ci insegna la storia della comunicazione rispetto alle nuove tecnologie dell'informazione?
L'opera di Flichy è un'attenta ed esauriente storia della comunicazione, dall'invenzione del telegrafo fino al telefono cellulare e alle più recenti forme della comunicazione moderna.
Patrice Flichy illustra come lo sviluppo delle prime reti permanenti di comunicazione possa essere fatto risalire alla nascita dello stato moderno e quanto, ad esempio, il telegrafo sia legato allo sviluppo della Borsa e dei mercati finanziari internazionali.
Obiettivo principale di questo lavoro è analizzare la diffusione dei mezzi di comunicazione tenendo conto dei grandi movimenti che investono l'area tecnica e quella sociale.
L'autore integra elementi di storia sociale e tecnologica per presentare la genesi dei grandi sistemi di comunicazione: telegrafo, telefono, fotografia, grammofono, cinema, radio, televisione, ecc. Studia poi il modo in cui, attraverso una serie di spostamenti successivi, l'innovazione si sposta da un inventore all'altro e come essa evolve fino ad assumere la sua forma definitiva.
Patrice Flichy è nato nel 1945. Fa parte del Centro nazionale di studi sulla telecomunicazione, dirige il gruppo di ricerca sulla comunicazione del Cnrs ed è direttore della rivista "Réseaux". Ha pubblicato anche Les industries de l'imaginaire (Pug, 1980)
![]() |
Guerra e televisione Il ruolo dell'informazione televisiva nelle nuove strategie di guerra. (titolo originale War and Television 1992) Bruce Cumings Baskerville Ed. Bologna, 1993 |
Può una cronaca di guerra, un documentario, una sequenza televisiva essere imparziale?
Come influisce la televisione nel rapporto tra strategia di guerra e opinione pubblica?
Il libro di Bruce Cumings, acuto e spesso divertente come un diario di lavoro, descrive il ruolo decisivo che la televisione ha avuto, e sta avendo sempre più, nella progettazione, nella pianificazione e nella "esecuzione" delle guerre. Lo spunto è il resoconto della sua straordinaria esperienza in qulaità di consulente storico della "Thames Television Production" per la realizzazione del film Korea, The Unknown War.
Guerra e Televisione è l'analisi del rapporto fra televisione e strategia di produzione del consenso dal secondo conflitto armato ad oggi. L'autore esamina il caso della guerra del Vietnam, a lungo considerata la prima guerra in diretta televisiva, la guerra di Corea, una pagina drammatica della storia americana e la più recente guerra del Golfo, che per molti aspetti rappresenta un capitolo nuovo della guerra in televisione.
Il libro analizza come i molteplici aspetti del conflitto, dalla tecnologia dei mezzi a disposizione alla documentazione meticolosa dei massacri, sono stati filtrati, adattati e quindi venduti al pubblico televisivo mondiale con precisi obbiettivi strategico-militari
Bruce Cumings è professore di storia orientale ed internazionale all'Università di Chicago
TELEVISIONE
|
I tempi della Tv. La televisione tra offerta e consumo Piermarco Aroldi Edizioni Carocci Roma, 2007 |
Questo libro parla di televisione. Oggigiorno è molto più frequente che un libro parli di televisione che non il contrario, e dunque il fatto rientra nell' ordine naturale delle cose. Vorrebbe parlarne a studenti dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione, o di altri corsi universitari in cui la televisione costituisca un oggetto sociale e culturale degno di attenzione. Anche questo accade, oggigiorno, molto più frequentemente di quanto la televisione non ritenga degna di attenzione l'università. Ed è un peccato, perché l'università costituirebbe un set ideale in cui ambientare una serie TV o una sit-com, ricca com'è di avvincenti spunti narrativi e di psicologie contrastate.
Dunque: un testo universitario che parla di TV; o che, più precisamente, parla del palinsesto, cioè di un aspetto particolare della TV che costituisce, da una parte, un sapere tecnico, specialistico, proprio di chi opera sul versante della produzione e del marketing televisivi e, dall'altra, un sapere di senso comune, pratico, in grado di orientare ciascuno spettatore nella propria quotidiana fruizione del mezzo. (...)
Piermarco Aroldi
Insegna Media e processi sociali e Sociologia della comunicazione e dei media presso l’Università Cattolica di Milano, dove è vicedirettore dell’Osservatorio sulla comunicazione. Sui temi dell’esperienza televisiva ha pubblicato Tv risorsa educativa. Uno sguardo familiare sulla televisione (Milano 2004) e Le età della Tv. Indagine su quattro generazioni di spettatori italiani (Milano 2003, con F. Colombo); alla dimensione temporale della televisione ha già dedicato La meridiana elettronica (Milano 1999)
![]() |
Buona Maestra Tv |
Telescuola e la Tv dei ragazzi, Alberto Manzi e Piero Angela, la storia vista e raccontata da Rossellini, programmi con Giocagiò e L'albero Azzurro sono alcuni degli "emblemi" che hanno segnato l'impegno educativo della Rai, divenuta nell'arco di mezzo secolo la più importante agenzia culturale del paese insieme alla scuola. La ricorrenza dei primi cinquant'anni di vita del nostro servizio pubblico televisivo diventa l'occasione per ripercorrerne i tratti significativi: lotta contra l'analfabetismo e grande attenzione al pubblico infantile, mettendo alla prova il medium con le forme della comunicazione didattica e della divulgazione culturale. Nel corso del volume emerge così il profilo di una "pedagogia della Rai" che a volte si è posta al servzio della scuola, altre volte ne ha anticipato sensibilità e innovazioni, ed è stata comunque, per il pubblico infantile, una delle esperienze più significative di educazione extrascolastica.
Roberto Farné insegna Didattica generale all'Università di Bologna, Facoltà di Scienze motorie e svolge le proprie ricerche sulla pedagogia dei media presso il dipartimento di Scienze dell'Educazione. Ha fatto parte dell'équipe di ricerca che ha seguito per la Rai il programma L'albero azzurro, curando, con V. Gherardi, il volume All'ombra dell'Albero azzurro (Bologna 1996). Ha pubblicato Iconologia didattica. Le immagini per l'educazione dall'Orbis pictus a Sesame Street (Bologna, 2002)
![]() |
L'ha detto la tv! E allora? Coordinamento Genitori Democratici "Loris Malaguzzi" Gruppo Abele Ed. Torino, 1996 |
"I nostri figli guardano molta televisione". "La televisione fa male". "Quando guardo la tv, non la sento". "E' vero, l'ha detto la tv!" Questi e molti altri luoghi comuni rendono ancora più ambiguo oggi un rapporto complesso come quello tra educazione e televisione, un "elettrodomestico" che fa ormai parte del nostro modo di vivere, ma richiede undiverso sforzo di riflessione, di approfondimento.
In questo volume genitori, insegnanti, educatori si ritrovano a discuterne insieme con l'aiuto di docenti universitari e ricercatori noti a livello nazionale, esperti anche in vari settori e da diversi punti di osservazione si sono occupati di ragazzi e dei loro comportamenti modificati dall'impatto televisivo.
Nella consapevolezza che un'alleanza tra le diverse figure educative aiuta ad affrontare con minore approssimazione il problema, ci si muove alla ricerca di un'alternativa costruttiva allo strapotere sottili e invadente di un mezzo che non ci si può limitare a spegnere.
PUBBLICITA'
![]() |
Storia della pubblicità in Italia dal 1945 a oggi Gian Luigi Falabrino Edizioni Carrocci Roma 2007 |
1945-2006: sessant'anni di pubblicità italiana, un arco di tempo molto lungo, e quindi inevitabilmente caratterizzato da molte diversità, ma anche da due costanti.
Prima costante: la conversione della creatività pubblicitaria dalla “arte applicata” del manifesto e della grafica alle tecniche angloamericane della comunicazione commerciale “parascientifica”, fondata sulle ricerche di mercato e sulle ricerche psicologiche, nonché su un'organizzazione del lavoro orientata al marketing.
Seconda costante: la presenza di un sistema dei mezzi di comunicazione molto anomalo, fondato prima sul monopolio assoluto della televisione di Stato (e sul fenomeno di Carosello, unico al mondo), poi su un' anarchia che ha portato al duopolio fra lo Stato e un proprietario privato, passando dalla pubblicità razionata ed “assegnata” (vale a dire, elargita col contagocce) ad un'invasività senza confronti in Europa.
Storia della creatività e storia del sistema dei mezzi si compenetreranno in questo libro, come si sono compenetrate nella realtà italiana.
Gian Luigi Falabrino Giornalista e pubblicitario, insegna al Dams di Genova e Imperia e al Politecnico di Torino
![]() |
Occulta sarà tua sorella! Pubblicità, product placement, persuasione: dalla psicologia subliminale ai nuovi media Gerardo Corti Note giuridiche a cura di Mario Mazzeo Castelvecchi Ed. Roma, 2004 |
La pubblicità occulta è il potere di plasmare il consumatore inviandogli messaggi dai quali non può difendersi. Intorno a questo lato oscuro del mondo della comunicazione sono fiorite inchieste, teorie e addirittura leggende. Ma non tutte le strategie e gli strumenti di comunicazioine sono raggiri invisibili ai danni del pubblico. Oggi la persuasione avviene perlopiù in maniera scoperta, palese e addirittura cercando di trasformare il consumatore in complice del gioco seduttivo intorno alla merce (i prodotti vengono rappresentati come bisogni imprescindibili per una vita equilibrata e felice). Il cinema, i rimanzi, l'arte, la musica son pieni di autentiche pubblicità, poichè ormai la stessa realtà quotidiana è costruita e determinata da quele immagini, che di fatto ci impediscono di vivere in un mondo unbranded, un mondo privo di marche. Dai fraintendimenti sul (supposto) subliminale alla propaganda dei regimi totalitari, dal labile confine tra occulto e palese fino alle leggi che hanno vietato per anni, almeno in Italia, il product placement, questo manuale ripercorre ogni fase e ogni forma della pubblicità, lecita e illecita. E quindi: pubblicità redazionale, ingannevole, subliminale, spamming, product placement, allargamento del marchio a ombrello sono finalmente oggetto di una trattazione critica, che non demonizza il linguaggio pubblicitario in sé e per sé ma ne mostra i meccanismi, i limiti e gli eventuali pericoli. Non importa, allora, che ci si trovi di fronte a un banner, a un cartellone per la strada, a uno spot in televisione o al famigerato pacchetto disigarette tenuto bene in vista dal nostro attore preferito. Ciò che importa è che il confine tra pubblicità e agire quotidiano si sta facendo sempre più sottile e che sarà sempre più difficile discernere la propaganda dalla persuasione, il subliminale dal percepibile, l'occulto dal palese. Ma non è impossibile, sia da un punto di vista legale che etico, raggiungere dei codici di comportamento che limitino certe insidie del linguaggio pubblicitario ai danni del pubblico. La pubblicità occulta, mito teoria e prassi: come farla, quando farla e soprattutto come difendersi.
Gerardo Corti (Lecco, 1968) laureato in economia e commercio, nel 1997 ha fondato l'Associazione per il Product Placement e nel 2001 la webzine "Dy's Chronicles", che da allora dirige. Ha curato nel 2002 la pubblicazione di "Sì Logo", rivsta che contiene la clasifica dei migliori casi di product placement dell'anno precedente e il "Coefficiente Dy's" (strumento che costituisce la base per la valutazione delle operazioni di product placement). Attualmente è a capo di una delel prime società di product placement in Italia. "La Repubblica" lo ha definito "evangelista del product placement nel nostro Paese".
![]() |
Spot generation I bambini e la pubblicità Francesca Romana Puggelli Franco Angeli Ed. Roma, 2002 |
L'influenza che i mass media esercitano sui soggetti in età evolutiva è fuori discussione, tanto di poter parlare della nascita di una vera e propria spot generation: la televisione, e soprattuttuo la pubblicità. premonon in modo massiccio sui processi formativi ed educativi delle nuove generazioni. Questo accade perchè i bambini sono come "piccoli scienziati", alla costante ricerca di informazioni, suggestioni ed esperienze con cui arricchire il proprio bagaglio e le proprie conoscenze.
Tuttavia l'opinione pubblica è poco consapevole di questa grande responsabilità: eppure effetti educativi positivi o negativi scaturiscono inesorabilmente da una serie sterminata di programmi pubblicitari a cui i bambini sono sottoposti ogni giorno. Del resto i bambini amano la pubblicità: sono in grado di ricordare un altissimo numero di spot. la loro struttura e i loro contenuti, nonchè tutta una serie didettagli relativi agli aspetti tecnici. E ne vengono invariabilmente influenzati.
Ma al di là delel singole tecniche a disposizione della pubblicità per persuadere all'acquisto, è importante considerare alcuni aspetti che fanno della comunicazione commerciale uno strumento di modellizzazione
sociale: la pubblicità, infatti, è diventata sempre di più una delle fonti dell'immaginario mitico della nostra società, attraverso una serie di generalissimi stereotipi che condizioneranno il loro comportamento futuro.
Questo libro vuole indagare questi aspetti controversi della comunicazione pubblicitaria e dei suoi effetti sui bambini, partendo da una considerazione attenta e mirata della psicologia dello sviluppo e dell'età evolutiva, per gettare le basi di una comprensione del fenomeno; andando a indagare quali sono i meccanismi persuasivi che agiscono sui bambini e quali gli effetti che la pubblicità genera, sia a breve, sia a lungo termine; cercando, infine, di capire che cosa si può fare, a livello legislativo, comunicativo e famgliare, per migliorare il difficile e complesso rapporto tra bambini e pubblicità.
Francesca Romana Puggelli è dottore di ricerca presso l'Università Cattolica di Milano, dove collabora con la cattedra di Psicologia sociale e generale. Insegna inoltre presso l'Università degli studi di Urbino al Corso di laurea in Comunicazione Pubblicitaria. Tra le sue ultime pubblicazioni: con A. Quadrio, Il tempo del potere e il potere del tempo (Milano, 1999); L'occulto del linguaggio (Milano, 2000); con A. Quadrio, Elementi di psicolologia (Milano, 2000)
![]() |
Convivere con la pubblicità |
Questo libro intende fornire una serie di elementi sufficienti per valutare senza preconcetti e pregiudizi la pubblicità, un fenomeno dalle dimensioni imponenti che ci riguarda tutti.
L'autore, riconosciuto come uno dei massimi esperti del tema, esamina per prima la nascita, il dinamismo e la forza della pubblicità moderna. Approfondisce quindi le "regole" per rendere la pubblicità sempre più efficace, le campagne pubblicitarie, gli eccessi della pubblicità, i problemi della violenza pubblicitaria nei confronti dei minori, le esigenze educative che ne scaturiscono per la scuola e la famiglia. L'ultimo capitolo propone una serie di letture utili per l'approfondimento dei diversi aspetti della pubblicità. Una guida indispensabile per imparare a convivere con la pubblicità.
CINEMA
![]() |
Pedagogia e narrazione cinematografica
Metafore del pensiero e della formazione Emanuela Mancino Edizioni Guerrini Scientifica Milano 2006 |
In un itinerario che si snoda attraversando le suggestioni dei Cognitive Film Studies, gli spazi interstiziali di Merleau-Ponty, percorrendo le diverse coordinate metodologiche della pratica formativa mediante il cinema, l'autrice disegna un'immagine di cine-formazione in cui la matrice finzionale del film si coglie come profondamente inscritta nella costituzione affettiva e cognitiva del soggetto. L'attitudine dello spettatore e della persona in formazione viene quindi provocata a farsi apertura e spazio in cui tecniche e conoscenze cognitive si strutturino a produrre un pensiero ardente in grado di attualizzare la storia stessa dello spettatore insieme alla sua storia culturale. Storia di cui l'individuo, non già mero riflesso, si fa sorpreso custode, continua antichità di uno sguardo che sappia (come si augurava Calvino, proponendosi di salvare il valore della Visibilità) «mettere a fuoco visioni a occhi chiusi».
Emanuela Mancino, dottore di ricerca in pedagogia, insegna Pedagogia dell'animazione presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca. Si occupa di scrittura autobiografica, metodologia della narrazione poetica e cinematografica, collaborando con il «Centro Studi sull' Adultità E. Gelpi» e la Libera Università dell' Autobiografia di Anghiari. Ha curato (con F. Cappa) Il mondo, che sta nel cinema, che sta nel mondo. Il cinema come metafora e modello per la formazione (Milano 2005); è autrice di Autoformazione in età adulta. Fernando Pessoa e la scrittura di sé (Milano 2006).
WEB
![]() |
Chat, luogo e tempo della comunicazione e dell'incontro Paolo Padrini Effatà Ed. Torino, 2006 |
La diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione incide profondamente sulle modallità di produzione e di trasmissione della cultura, eppure i meccanismi di questa mediazione epistemologica non sono ancora del tutto chiari alla comunità scientifica. Si avverte infatti la necessità sia di comprendere la portata di civiltà dei new media, sia di dare senso all'ambiente relazionale generato dalle reti telematiche.
In quest'ottica di rinnovamento scientifico si inserisce questo libro, il cui autore ha ritagliato una specifica modalità comunicativa permessa dalla telematica - la chat line - sottoponendola ad un'analisi multiprospettica. Il percorso offerto da questo studio apre ampi orizzonti di riflessione filosofica, semiotica, pragmatica e sociologica, alla luce del fatto che la chat costituisce lo spazio-tempo di una comunità in comunicazione. Inoltre, dal momento che in essa è in gioco una creazione comunitaria del senso, il tema fondamentale diventa quello della determinazione delle regole che possano orientare una responsabilità linguistica: se il "bello" della chat sta infatti nella sua pura forma comunicativa, è opportuno sollevare la questione della relazione (ossia costruzione di identità forti nella vicinanza comunicativa) e della coabitazione all'interno dello spazio e del tempo di un ambiente condiviso da ideare e costruire insieme.
Paolo Padrini, presbitero della diocesi di Tortona, è diplomato in Organo presso il conservatorio di Alessandria e ha studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale (Milano). Specializzato in Teologia della comunicazione presso l'Istituto pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense dove sta proseguendo la ricerca di dottorato, collabora con alcune testate di critica musicale. Attualmente è direttore di Nuova Radio Pieve di Tortona e si occupa di media education.
![]() |
Digital diversions Youth culture in the age of multimedia Julian Sefton-Green Ed. Routledge London, 2003 |
Recent years have seen intense speculation about the impact of new digital technologies in virtually all areas of society. The fields of entertainment, leisure, media and communications, work, education and culture are, it is argued, undergoing radical change and new technologies are often seen as central to these developments. Young people are frequently positioned within these debates in contradictory ways: as privileged users of new cultural anda entertainment forms - new cyberkids on the block - the future citizenry of the digital age. Alternatively they are described as hopeless objects of anxiety - hapless digital junkies, glued to the computer screen.
Digital Diversion debates the uses and meanings of various forms of digital culture for young people by collecting together an international range of empirical accounts describing the different ways that young people are utilizing and appropriating new tecnologies. The various studies cover a range of multimedia technologies and draw upon a range of theoretical perspectives including feminism, cultural studies, social anthropology and classroom-based action research.
Julian Sefton-Green is the Media Education Development Officer at Weekend Arts College, part of Interchange Trust. He is the co-author (with David Buckingham) of Cultural Studies Goes to School: Reading and Teaching Popular Media, and (with David Buckingham and Jenny Grahame) of Making Media: Practical Production in Media Education.
SCUOLA
![]() |
Provaci ancora, scuola Idee e proposte contro la svalutazione della scuola nel Tecnoevo Mario Morcellini e Ida Cortoni Edizioni Erikson Trento 2007 |
Nel tempo in cui tutte le tradizionali agenzie di socializzazione -la famiglia, la formazione e persino il lavoro- subiscono una crisi che le rende sempre più liquide (secondo l'efficace espressione di Bauman), deboli e meno autorevoli, la scuola deve trovare la forza di rialimentare la propria identità.
Gli interrogativi che gli insegnanti e l'istituzione sono chiamati a fronteggiare sono nuovi e radicali: che fare di fronte al crescente disagio giovanile, e come rispondere alla sempre più frequente appropriazione di linguaggi e autonomia espressiva proprie delle tecnologie nuove?
Il problema posto dal libro è come recuperare il ruolo di mediazione, la funzione educativa e la capacità comunicativa della scuola, di fronte a una generazione sfuggente e fragile, nonostante le apparenze: una generazione qui interpretata alla luce di una scuola sempre più permeata di ricerca, relazione e riforma dal basso, dove la comunicazione e la media education possono rappresentare la sfida decisiva contro la tentazione del ripiegamento e dello «sconfittismo» che amareggia la scuola italiana.
Il testo documenta anche una serie di progetti attivati sul territorio e l'analisi di un caso di studio che permettono al lettore di verificare che la scuola e le altre agenzie formative possono oggi fronteggiare la crisi della società post-moderna.
Mario Morcellini
È preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza - Università di Roma, dove insegna Sociologia della Comunicazione. Ha diretto ricerche e svolto consulenze e collaborazioni per il Ministero dell'Università e della Ricerca, il Ministero della Pubblica Istruzione, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Rai, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l'Ordine Nazionale dei Giornalisti, la Regione Lazio, la Provincia di Roma e il Comune di Roma. Ha realizzato studi e ricerche sull'informazione televisiva e stampata, sui consumi culturali e audiovisivi e sul sistema dei media. È autore di diversi volumi su scuola e media education.
Ida Cortoni
E’ assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Comunicazione della Sapienza - Università di Roma. È coordinatrice delle attività di ricerca e formazione su media e minori nell'ambito dell'Osservatorio Mediamonitor Minori. Ha curato l'edizione di diversi testi sulla media education
![]() |
Mediare i media Ruolo e competenze del media educator A cura di Cristiana Ottaviano FrancoAngeli Ed. Milano, 2001 |
All'interno dell'attuale scenario socio-culturale in profonda trasformazione, i mezzi di comunicazine e in particolar modo le nuove tecnologie occupano un posto di grande rilievo nel trasformare radicalmente le modalità di accesso alla cultura e i processi di insegnamento/apprendimento. In tale clima di mutamento sociale gli stessi ruoli educativi sono, di fatto, sottoposti alla necessità di una radicale rivisitazione e il nesso tra educazione e comunicazione appare come uno dei temi di maggior interesse, da cui sembra non sia più possibile prescindere.
A partire da queste considerazioni, il volume restituisce le linee generali del dibattito epistemologico internazionale sulla Media Education e, più nello specifico, quello relativo al Media Educator. I diversi saggi, inoltre, esplorano gli ambiti differenti nei quali si richiede una trasformazione di ruolo e funzione delle figure educative coinvolte (la scuola, la comunità per minori, il territorio, l'azienda), con uno sguardo che si allarga oltre i confini nazionali e arriva a toccare paesi come il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania.
Cristiana Ottaviano (1969) insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia dei processi formativi e comunicativi nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica, sede di Brescia. Da alcuni anni si occupa del rapporto tra educazione e comunicazione, con particolare attenzione ai processi di socializzazione e ai ruoli educativi.
![]() |
Media, Scuola e Società Insegnare nell'età della comunicazione Cristiana Ottaviano Carocci Ed. Roma, 2001 |
In questi ultimi anni la distanza fra realtà sociale e processi formativi è apparsa sempre più evidente. In particolare, le istituzioni educative sono attraversate da profondi cambiamenti che mettono in primissimo piano i docenti, il loro ruolo, i loro compiti, le loro funzioni. In questo quadro, i nuovi media occupano un posto di grande rilievo nel trasformare le modalità di accesso alla cultura e i processi di apprendimento, nell'imporre una radicale rivisitazione degli stessi ruoli educativi. Qeusto libro si propone di illustrare il senso e la portata di queste trasformazioni, nella loro specifica connessione con i processi di insegnamento e apprendimento: emerge così in tutto il suo rilievo strategico l'importanza di una figura come quella dell'insegnante, deputata non più solo alla trasmissione del sapere, ma a un ruolo di vera e propria mediazione culturale.
Cristiana Ottaviano (1969) insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia dei processi formativi e comunicativi nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica, sede di Brescia. Da alcuni anni si occupa del rapporto tra educazione e comunicazione, con particolare attenzione ai processi di socializzazione e ai ruoli educativi.
![]() |
Il bambino nella rete. Dalla lavagna al computer Giovanni Fiorentino Marsilio Ed. Venezia, 2000 |
Il bambino di oggi spesso è molto lontano dalla scuola della lavagna e dei quaderni. Viaggia con il mouse, ha da tempo stabilito un contatto con le rappresentazioni mediate della realtà. E' diventato uno sconosciuto che disarma insegnanti, genitori ed educatori mentre le pratiche tradizionali di apprendimento mostrano limiti e lacune.
Nella scuola come a casa -sostiene l'autore- è auspicabile una silenziosa rivoluzione: gli educatori, maestri o genitori, devono sapesi mettere in discussione e cedere al bambino il centro della scena diventando animatori della sua creatività e cercando nuove strade per dialogare e insegnare.
Un libro dalla parte dei bambini che affronta lo spinoso problema dell'aggiornamento nella formazione degli insegnanti e propone nuove vie per una scuola al passo con la diffusione degli strumenti multimediali.
Giovanni Fiorentino, insegnante, si occupa di formazione e aggiornamento presso il Ministero della Pubblica Istruzione e svolge attività di ricerca presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione all'Università "La Sapienza" di Roma. Ha pubblicato saggi e articoli sul rapporto tra nuovi media e apprendimento, collabora con "Il Mattino" di Napoli e ha curato, tra l'altro, O. W. Holmes, Il mondo fatto immagine (Genova 1995) e Capri e i bambini (Napoli 1996)
IMMAGINI
Iconologia didattica Le immagini per l'educazione: dall'Orbis Pictus a Sesame Street Roberto Farné Zanichelli Ed. Bologna, 2002 |
L'Orbis Sensualium Pictus di Comenio, il primo "sussidiario" illustrato, pubblicato nel 1658 e Sesame Street, l'educational televisivo per bambini che esiste dal 1969, rappresentano emblematicamente i due punti di riferimento di un percorso che, nell'arco di tre secoli, ha visto l'eccezionale sviluppo dell'educazione moderna attraverso uno dei suoi caratteri più significativi: quello dei media portatori di iconografia. Essi hanno accompagnato (e condizionato) la formazione, non solo scolastica, del soggetto negli anni della sua infanzia, attraverso modalità comunicative e didattiche a volte ricche di interessanti connessioni tra il piano cognitivo e quello emotivo.
L'iconologia didattica studia le varie tipologie di immagini per l'educazione, cercando di coglierne la specificità del tratto iconico, del "linguaggio visivo" e dei possibili significati rispetto alla comunicazine didattica. Disciplina che da una parte è innestata nel ramo pedagogico delle scienze della comunicazione (poiché la didattica si costituisce come evento comunicativo), l'iconologia didattica si collega, sul piano metodologico oltre che dei contenuti, sia alla pedagogia dei media, alla letteratura per l'infanzia, alla psicologia e all'antropologia dell'educazione; sia alle discipline che studiano l'immagine, come l'iconografia, la storia dell'illustrazione, la filmologia.
Figurine, immagini televisive, abbecedari illustrati, fumetti, cartoon possono essere tutti accomunati da una più o meno esplicita intenzionalità didattica. cioè dal fatto di voler comunicare informazioni e contenuti culturali, o di voler facilitare l'apprendimento di determinate conoscenze, rendere interessante un argomento storico o un concetto scientifico o, più semplicemente, far vedere e riconoscere qualcosa per nominarla e descriverla. Si tratta di un ambito molto vasto e diversificato di repertori visivi che hanno arricchito la comunicazine didattica e la divulgazione culturale, rendendole più efficaci e, a volte, suggestive.
Roberto Farné insegna Didattica generale all'Università di Bologna, Facoltà di Scienze motorie e svolge le proprie ricerche sulla pedagogia dei media presso il dipartimento di Scienze dell'Educazione. Ha fatto parte dell'équipe di ricerca che ha seguito per la Rai il programma L'albero azzurro, curando, con V. Gherardi, il volume All'ombra dell'Albero azzurro (Bologna 1996).
CARTOON
![]() |
Le anime disegnate Il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi Luca Raffaelli Castelvecchi Ed. Roma, 1994 |
Se Walt Disney fosse nato neglli anni '70, avrebbe amato i cartoni giapponesi, proprio come i giapponesi amano i suoi. E' una riflessione suggerita da questo libro, in cui si raccontanto le meraviglie di tre generazioni di cartoni animati seriali come fossero emozioni ricorrenti della nostra vita: il desiderio di un ordine rassicurante e di un lieto fine dell'epopea disneyana; la voglia di follia, trasgressione e anarchia degli altri Studi americani (quelli di Braccio di ferro, Bugs Bunny, Silvestro, Wile Coyote); e infine il drammatico scontro tra generazioni messo in scena dai cartoni giapponesi. I personaggi dei cartoon (anche quelli ingiustamente biasimati delle serie televisive nipponiche) non sono "pupazzi", ma creature che rispecchiano idee e sentimenti dei loro autori e produttori: disegni animati, quindi, ma anche "anime disegnate". Tradotto in inglese e francese e adottato nelle Università e in seminari internazionali, questo libro, alla terza edizione riveduta e aggiornata, è considerato ormai un classico sul cinema d'animazione.
Luca Raffaelli (1959) lavora da sempre nel mondo dei cartoni animati e dei fumetti in diversi ruoli (escluso quello di disegnatore). Scrive ogni settimana per LancioStory, ogni mese per Blue e collabora con le pagine culturali di Repubblica. E' direttore artistico de I castelli animati, festival internazionale del cinema d'animazione. Autore televisivo, scrittore e saggista, ha pubblicato per il Saggiatore/Flammarion I fumetti (1997). Mina ha inciso una sua canzone, Ninna Pà.





















