
Tutela e diritti del fanciullo fra utopie e concretezze
Parlando con l'Avvovato Melania Zanetti
Diritti Umani Fondamentali, se ne parla ovunque, sottolineandone l'importanza, mettendo in evidenza le violazioni di questo o quel diritto, denunciando sistemi che palesemente e senza problemi negano anche i diritti più elementari, creando cosi problematiche di micro o macro dimensione estremamente difficili da comprendere e risolvere. Oggi cerchiamo di analizzare una precisa fascia: quella dei diritti del fanciullo, attori loro malgrado di una realtà alla quale difficilmente possono reagire.
La Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, stabilisce: "Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile". Ma è possibile utilizzare un criterio di definizione adatto a tutte le culture del mondo? Un "fanciullo svizzero" può essere equiparato a un "fanciullo indiano"? Il grado di maturità psicologica e la capacità di essere indipendente è la stessa? Certamente no, ed utilizzare un periodo temporale fisso eliminerebbe da subito la possibilità di comprendere le differenze individuali e culturali dello sviluppo.
Dobbiamo analizzare l'argomento non da un punto di vista normativo bensì antropologico, per meglio comprendere in cosa consiste effettivamente la fanciullezza: la fanciullezza è l'arco di tempo della vita di un individuo che va dalla nascita biologica al raggiungimento di una certa indipendenza. Si può affermare, quindi, che l'infanzia coincide con il momento dell'apprendimento. Inoltriamoci in un breve escursus: in occidente, a partire dall'età classica, si sono utilizzati numerosi termini per definire il bambino: pais e puer, il primo di etimo greco da cui deriverebbero i termini 'pediatria' (branca della medicina che studia le malattie del bambino) o 'pederastia' (omosessualità specifica verso i fanciulli), il secondo latino, da cui deriverebbe l'espressione 'puerile'. Ancora infante, dal latino infans, letteralmente 'privo di parola', e bambo che, nel volgare del XIII secolo, oltre che bambino voleva indicare 'sciocco'. E' evidente che nessuna di queste definizioni aveva un unico significato; ciò derivava probabilmente dal fatto che in una società regolata e gestita da adulti, era difficile collocare il "fanciullo".
I bambini cominciano ad avere un certo rilievo sociale ed un ruolo solo con l'avvento della loro "utilizzazione" lavorativa ed economica. Grazie alle rivoluzioni di fine 1700 negli Stati Uniti ed in Europa cominciano ad emergere le questioni legate ai diritti umani e ad assoggettare al fanciullo anche dei diritti e non solo doveri.
Arriviamo cosi alla rivoluzione industriale in cui per la prima volta si vieta il lavoro in fabbrica ai bambini sotto i 9 anni e si obbligano i datori di lavoro a mandarli a scuola per due ore al giorno.
E cosi progressivamente evolvendo fino ad arrivare ai nostro tempi. Oggi in occidente abbiamo raggiunto progressivamente un certo standard di tutela del fanciullo, dopo grandi rivoluzioni e grandi lotte. Ma sono delle tutele che possono trovare terreno fertile in zone che non hanno avuto la medesima evoluzione? La risposta non può che essere negativa.
Come già detto sopra, le condizioni dei fanciulli nel mondo sono molto diverse, già anche all'interno di uno stesso paese avente una medesima cultura di riferimento. In ogni società le risorse sociali sono distribuite in modo diseguale e la realtà è che numerosi sono i paesi mondiali che inglobano nella loro quotidianit "l'uso" del fanciullo come mezzo di sussistenza; ovunque ci sia povertà c'è sfruttamento minorile, con gravi conseguenze sullo sviluppo fisico e psichico del bambino.
Di fatto le innumerevoli definizioni normative di stampo occidentale non hanno nessun riscontro in alcune realtà mondiali in quanto stabiliscono dei margini di tutela che oggi ancora non possono realmente essere rispettati. Prendiamo la Dichiarazione dei diritti del Fanciullo, la quale afferma:
1 - "Gli Stati parti adotteranno ogni misura appropriata di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per proteggere il fanciullo contro qualsiasi forma di violenza, danno o brutalità fisica o mentale, abbandono o negligenza, maltrattamento o sfruttamento, inclusa la violenza sessuale, mentre è sotto la tutela dei suoi genitori o di uno di essi, del tutore o dei tutori o di chiunque altro se ne prenda cura" ed ancora "gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.
2 - Spetta ai genitori o ad altre persone che hanno l'affidamento del fanciullo la responsabilità fondamentale di assicurare, entro i limiti delle loro possibilità e dei loro mezzi finanziari, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo".
Commercio, agricoltura, piantagioni, cave, miniere, vetrerie, fornaci, discariche, industrie, lavoro domestico, narcotraffico, prostituzione, pornografia, reclutamento militare non lasciano certo spazio ad una tutela di cosi alto livello. Certamente la tutela deve esserci, e bisogna battersi e lottare per ottenerla, ma essa deve essere adeguata. Dire ad una famiglia che muore di fame che il proprio figlio di 10 anni deve andare a scuola e non al lavoro, non ha alcun fondamento concreto, in una scala di priorità la scelta è assolutamente ovvia. Apparirebbe più logico chiedere di non fare lavorare il proprio figlio in contesti criminali od inumani, offrendo però al tempo stesso l'alternativa lecita. Anche questa proposta infatti, in un luogo ove l'unico mezzo di sostentamento è il mercato criminale o le fabbriche occidentali, vere sfruttatrici del lavoro minorile, non avrebbe senso alcuno, suonerebbe solo come la solita saccenteria occidentale, grandi consiglieri del mondo.
Con questo non dico certo che sia semplice e che non si debbano utilizzare le convenzioni internazionali per gridare a grande voce come un bimbo dovrebbe essere tutelato. Esse certo devono essere fatte valere, ma è nei confronti di governi e potenze economiche che bisogna agire e non nei confronti di famiglie che spesso nemmeno conoscono l'esistenza di una realtà diversa al fuori del loro villaggio. Le contraddizioni della società moderna sono molte, ma per i bambini è come se esistessero tanti mondi paralleli, ognuno chiuso dentro sfere trasparenti: si può vedere ciò che c'è oltre il proprio spazio di vita, ma per moltissimi bambini non è possibile varcare la soglia raggiungere una vita migliore, diversa, normale, perché quella che vivono è la loro normalità.
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Foto: murales a Belfast ovest
Testo dell'immagine: Ovunque siamo, ovunque viviamo, questi diritti appartengono a tutti i bambini sotto il sole, la luna e le stelle. Ovunque si viva, in città o in paesi, in villaggi o sulle montagne, in valli o deserti, foreste o giungle. Ovunque e comunque nel grande mondo. Questi sono i diritti di ogni bambino.
Un murales accanto elencava in nomi degli adolescenti morti suicidi in città con età che andava dai 13 della più giovane ai 19 della più vecchia.
COMMENTI
Certo i bambini non possono scegliere, nè l'ambiente dove vivere, nè tantomeno, o tanto più, i genitori che li devono mettere al mondo e crescere! Questo è vero, ma ritengo che la sua lettura delle norme internazionali in materia di tutela del bambino sia distorta dalle modalità di applicazione delle norme stesse che olvviamente, per disponibilità di risorse, cultura ed esigenze della popolazione, diferriscono da paese a paese, da "Famiglia" a "Famiglia". Non vorrà farci pensare che un bambino vive meglio di un altro solo perchè ha un cellulare nuovo ogni 6 mesi, piuttosto che una fetta di pane e pomodoro ogni mattina! La qualità della tutela dei bambini nelle normative internazionali è senz'altro da considerare come un criterio residuale ed imprescindibile i cui criteri e limiti attuativi attengono a sfere della politica, dell'economia e dell'antropologia che possono, anzi devono essere necessariamente migliorati in tutte le nostre società, occidentali o non che siano: ed in molti casi la strada per conformarsi a quei criteri di rispetto della dignità e del valore della vita umana previsti dall'ordinamneto internazionale come conquista del dopoguerra è ancora molto lontano, ed in questo sono d'accordo con lei.
postato da b.scarinci il 22/04/2006
Non posso certo fare un commento di tipo legale a quanto viene detto qui perchè non ne ho nè titolo nè competenza ma non trovo alcun segno, nel testo dell'avvocatessa Zanetti, che induca a pensare che ritenga "migliore" la vita di un ragazzino che cambia cellulare ogni sei mesi. Mi pare, correggetemi se sbaglio, che dica semplicemente che sono enormi le difficoltà dell'adottare i criteri della Convenzione Onu dei Diritti del Fanciullo considerate le grandi diversità sociali, storiche, politiche... dei vari popoli. Sul fatto, poi, che non si debba considerare migliore la vita di un bambino occidentale solo perchè più comoda siamo certamente daccordo. In merito mi viene in mente una vecchia campagna del Telefono Azzurro che aveva come attore un ragazzino adolescente vestito alla moda, completamente firmato, che sedeva per terra in strada a elemosinare l'attenzione degli adulti... mi pare che il messaggio fosse schietto. saluti Amelia
postato da Amelia il 24/04/2006
