Questa intervista è pubblicata su Infanzia, nro. 6, giugno 2005, ed. Alberto Perdisa Airplane, Bologna
Music Together Intervista a Giovanni Azzoni e Jade Jossen*
di Amelia Capobianco
Giovanni Azzoni e Jade Jossen portano negli asili nido del territorio bolognese, da 10 anni, un percorso di educazione musicale destinato ai bambini più piccoli che ha lo scopo di avvicinarli alla musicalità, al canto, al ritmo. Il loro percorso di formazione è avvenuto anche negli Stati Uniti, dove hanno fatto proprio il metodo Music Together messo a punto da uneducatrice e da un musicista dopo diversi anni di studi e ricerche.
Potete spiegare sinteticamente quali sono i caratteri specifici di Music Together?
J. Music Together è un metodo per leducazione musicale nella prima infanzia. E stato sviluppato a Princeton, negli Stati Uniti, al Center for Music and Young Children che è nato 15 anni fa dalla collaborazione fra Lily Levinowitz, esperta in Scienze dellEducazione e Ken Guilmartin che ha un background musicale soprattutto come compositore di musical. Music Together si basa su un principio fondamentale: che la musicalità è innata in tutti i bambini, che tutti i bambini possono raggiungere le competenze musicali di base (cantare intonati e tenere il tempo), che lesempio e la partecipazione dei genitori, a prescindere dalle loro capacità musicali, è essenziale per la crescita della musicalità del bambino e che questa crescita è favorita da un ambiente giocoso, stimolante e non orientato alla performance musicale.
G. Si può dire che nessuno nasce fisiologicamente stonato: la stonatura fisiologica colpisce meno del 2% della popolazione.
J. Lessere stonato fisiologicamente, o lessere impossibilitati a cantare o a tenere il ritmo, è praticamente impossibile; tutto è educabile, molto dipende dallascolto. Inoltre si ritiene che lo sviluppo musicale di un bambino debba essere pari a quello linguistico e motorio. Non cè alcun motivo per cui non si parli con un bambino che non sa ancora parlare, e allo stesso modo dovrebbe essere per il canto.
G. Una delle prime obiezioni che ci viene mossa è che i bambini con cui lavoriamo siano troppo piccoli per cantare, o per fare musica. Lesempio del linguaggio in questo senso è perfetto: perché un bambino impari a parlare è importante che senta parlare, ed essendo la musica in tutto e per tutto un linguaggio, tanto quanto il linguaggio parlato, per fare in modo che un soggetto ne apprenda gli elementi, la prima cosa è cantare.
Questo significa che lapprendimento musicale è naturale, istintivo?
J. Inizialmente sì, lapprendimento è istintivo. Il bambino non sa che sta cantando una scala o una nota di un certo tipo o sta tenendo un certo tempo; egli introietta delle informazioni che più avanti saprà utilizzare perché sono entrate a far parte del suo bagaglio culturale ed espressivo. Diversamente, se non si viene a contatto con queste informazioni precocemente e progressivamente, col tempo, man mano che si cresce, diventa più difficile acquisirle. Labitudine al canto, se viene trascurata nellinfanzia, diventa poi difficile da prendere, soprattutto perché si formano delle barriere di inibizione. Tradizionalmente, in alcune scuole, quando si facevano i saggi, ai bambini che non sapevano cantare si diceva di stare zitti
!
Cè una fase o unetà particolare nella prima infanzia in cui si comincia a imparare?
G. Da appena nati; attorno ai cinque anni si dovrebbe già avere lintonazione cosciente, questo non vuol dire che chi non ce lha a cinque anni non possa trovarla a sei o sette.
J. Questo metodo nasce anche dal desiderio di tornare a fare musica in famiglia; quando non cerano la tv o i cd o altre forme di intrattenimento di tipo passivo, spesso cera qualcuno in casa in grado di suonare uno strumento, oppure insieme si cantava qualcosa. Se si va a indagare, oggi, il repertorio musicale comune ai membri di una famiglia, si scopre che questo è molto ridotto. Sono poche, forse non più di tre o quattro, le canzoni che tutti in famiglia conoscono, testi e melodia. Il principio che sosteniamo è che, per fare musica, non occorre essere un professionista che ha studiato per anni; chiunque può fare musica per divertirsi.
G. Soprattutto la musica è un formidabile strumento di comunicazione. Spesso si sente dire Quando ho capito che non sarei mai diventato bravo ho appeso lo strumento al chiodo; è una sciocchezza, perché anche se ci si rende conto che non si hanno grandi doti, non vuol dire che non si possa usare la musica per divertimento. Music Together è contro questa impostazione, contro quel tipo di scuole che fanno selezioni rigide con bambini molto piccoli, addirittura già di tre anni e mezzo. Molti si sono allontanati dalla musica per questo tipo di approccio; nel metodo che usiamo non cè selezione né competitività.
J.: Noi cerchiamo di stimolare ognuno a partecipare al proprio livello, anche i genitori che non hanno mai cantato prima, devono mettere da parte il timore di essere giudicati ed essere di esempio per i figli: cantare anche se si è convinti di cantare male.
G.: Anche perché lesempio buono i bambini lo hanno sul cd che portano a casa, e comunque di esempi di buona intonazione ne hanno tutte le volte che accendono la radio o la tv.
J.: Inoltre è dimostrato che è più importante lesempio di partecipazione che quello di esecuzione perfetta. E fondamentale la trasmissione, per esperienza diretta, del messaggio che cantare è divertente.
Qualè lobiettivo pedagogico di Music together?
G.: Lobiettivo principale di Music Together è quello di sviluppare la musicalità del bambino tramite il gioco, in un ambiente che sia non giudicante, tramite lassociazione della musica con unesperienza bella, divertente e rilassata. I bambini attorno ai quattro-cinque anni sanno cantare o tenere il tempo, una delle finalità del corso è che sappiano fare entrambe le cose. Inoltre, un bambino che sviluppo un rapporto armonico e complete con la musica fin da piccolo sarà in grado di mantenerlo per il resto della sua vita indipendentemente dagli insegnanti che avrà e dai metodi che seguirà. Tutto il metodo si basa sul corpus teorico di Edwin Gordon, un didatta della musica che ha condotto studi sulla musicalità del bambino, cercando di capire quale poteva essere il momento adatto per leducazione musicale. E arrivato alla conclusione, sulla base di ricerche condotte giorno per giorno e per alcuni anni, che i bambini nelletà dellasilo nido sono già pronti. Ci sono diversi metodi che vengono usati e che sono accomunati dalla stessa finalità; Music together è uno di questi.
Come vi ponete il problema della partecipazione e della eventuale esibizione dei bambini?
Lidea del saggio finale è contraria allimpostazione pedagogica del metodo; non ci si prepara per uno spettacolo, che entusiasma i bambini più esibizionisti ma blocca quelli più timidi. Per questi ultimi, al termine di ogni canzone, si cercano semplici stratagemmi per farli avvicinare, anche solo coinvolgendoli nella restituzione degli strumenti, senza mai imporre loro qualche cosa. Il bambino fa se ne ha voglia; spesso bambini che durante lattività didattica non fanno nulla, quando tornano a casa, in un ambiente che li mette a loro agio, cantano spontaneamente. La presenza di tanti bambini con i genitori può bloccare inizialmente ma in realtà i piccoli vengono aiutati molto dal vedere i genitori, non solo i propri che nel cerchio in cui ci poniamo sono alle loro spalle, ma anche quelli degli altri bambini che hanno di fronte. E importantissimo che ogni bambino si senta completamente libero di partecipare come può e al suo livello. Ognuno di noi ha una sua maniera di imparare, alcuni sono molto istintivi e attivi, altri più riflessivi e osservatori. Ogni tipo di atteggiamento viene valorizzato come si dice a Music Together bisogna accept and include qualsiasi tipo di comportamento. Per cui se, per esempio, un bambino timido preferisce stare fermo e non suonare le ovette ritmiche, si canta un verso in cui tutti non suonano e stanno fermi come lui, in questo modo anche il suo comportamento viene messo in rilievo e si rinforza lidea che non cè un comportamento giusto o sbagliato quando si fa musica insieme.
Come sono impostati i vostri interventi?
J.: Il percorso è frutto di una ricerca di due anni condotta con le famiglie, ci avvaliamo anche di schede che misurano lo sviluppo musicale del bambino, se è più tonale o più ritmico. Sono abilità distinte che non vanno di pari passo e che ognuno di noi ha sviluppate in maniere differenti; non necessariamente lo sviluppo che possiamo chiamare di livello 1 dello stadio tonale corrisponde allo stesso stadio dello sviluppo ritmico. Si tratta di uno strumento conoscitivo utile, il cui uso è accessibile anche da parte di educatori o genitori che non sono esperti in campo musicale. Sul versante pratico lavoriamo su moduli di dieci incontri, uno a settimana, a cui partecipano dodici famiglie (quindi anche con la presenza di genitori o di nonni) della durata di quarantacinque minuti. Le classi sono miste per età perché si vuole riproporre lambito familiare dove tutti sono insieme, stiamo solo attenti al fatto che i bambini più grandi non tolgano spazio, con la loro esuberanza, ai più piccoli. In quale modo lavorate sullo sviluppo della musicalità?
G.: Normalmente le canzoni che si ascoltano sono o in modo maggiore o in modo minore. La maggioranza delle canzoni sono in modo maggiore e quelle in modo minore le distinguiamo bene perché ci sembrano più tristi. Però esiste una grande quantità di altri modi che caratterizzano le canzoni e che non siamo più abituati a sentire ma che sono invece molto usati in altre culture e in musiche di altre epoche. Infatti, spesso a music together cantiamo canzoni che sembrano medievali, cinesi, arabe o greche con scale tonali che non siamo abituati a usare. Se questo tipo di canzoni vengono ascoltate già da piccoli il senso di straniamento scompare, perché vengono assimilate e si collocano in uno spazio della memoria musicale del bambino. Lo stesso discorso vale per i ritmi: siamo abituati ai valzer su un ritmo di 3/4, o a brani musicali scanditi sul ritmo di 4/4, ma ne esistono molti altri; per esempio tempi dispari come dei 5/4 o dei 7/4. La filastrocca è uno stratagemma che usiamo per far sentire ai bambini i tempi più complicati perché permettono di lavorare molto meglio su questi tempi: vista lassenza di una melodia ci si concentra di più sulla metrica delle parole. In ogni nostra lezione ci sono almeno tre canzoni con delle scale modali e tre con tempi che non sono quelli usuali, in modo che i bambini imparino a riconoscerli anche se inizialmente possono sembrare strani e difficili. Il senso di difficoltà che si sente nel ricantare queste cose che sembrano strane dipende dal fatto che nelle nostre caselle culturali quei posti sono vuoti.
Come Gatto gattino ? (sul modo Mi frigio, la fa sembrare una canzone medievale)
G.: Esatto, è una scala che siamo abituati a sentire pochissimo.
Insomma, potremmo dire che si tratta di arricchire una sorta di vocabolario musicale del bambino, così come sia fa
con il suo vocabolario linguistico, a cui è in grado di ricorrere man mano che impara a parlare e a dare significato alle parole che sente e che usa.
G.: Sì, per analogia: una canzone come questa arricchisce il tuo bagaglio linguistico-musicale. Ogni linguaggio ha una grammatica, la grammatica musicale i bambini la ampliano in questa maniera.
J.: Inoltre imparano a sentire la musica nella loro testa. Ai workshop per educatori musicali ci chiedono di provare a sentire nella nostra testa una canzone, per esempio, di Britney Spears. Tutti riescono a farlo perché la si sente spesso alla radio; ma se si chiede una canzone di Frank Sinatra, il numero di chi riesce già diminuisce; su una sonata di Beethoven cè il crollo. Questo metodo consente ai bambini di avere in memoria più tipi di melodie.
G.: Oltre a una grammatica più ampia. Una delle cose fondamentali che facciamo è sviluppare la audiation cioè la capacità di pensare le note anche quando queste non sono presenti e quindi la capacità di sviluppare un pensiero musicale, proprio come il pensiero con le parole. Un trucchetto che stimola questa cosa è ripetere più volte una frase melodica e poi fermarsi con uno STOP! e una pausa lunga. Istintivamente si è portati a cantarla e anche chi non la canta lha, comunque, in mente. Succede per esempio con Kookaburra (canzone che prevede delle pause da interpretare come parole)
J.: Il silenzio spinge a pensare la frase musicale.
G.: Questo sistema funziona finché il bambino non si aspetta lo stop, dopo diventa solo un gioco divertente.
Ma laspetto ludico è comunque importante...
J.: Importantissimo, è il quarto principio di music together non so se vuoi rimetterlo oppure metterlo in nota vedi tu; gli unici aspetti formali della lezione sono i Parent Education Moments nei quali si spiega, in maniera molto semplice, ai genitori una serie di basilari concetti teorici musicali legati alle canzoni e agli esercizi che si stanno facendo. Un altro trucco divertente usato spesso è la ripetizione continua della stessa fase musicale, cosa che annoia ladulto ma che il bambino farebbe allinfinito; la frase musicale a un certo punto viene interrotta o variata con un elemento contrastante che viene subito percepito. Come abbiamo spiegato prima citando lesempio di Kookaburra. Ci sono anche canzoni senza parole, composte di sole sillabe che hanno un loro senso nel fatto che spesso i bambini più grandi si concentrano sul testo delle canzoni e non sulla sua melodia; in questa maniera si riporta lattenzione sullaspetto più musicale. Come quando ci capita di cantare una canzone usando il la-la-la-la
anziché le parole della canzone, perché non ce le ricordiamo o perché ci piace evocare solo la melodia.
Quanto incide un percorso del genere sullo sviluppo linguistico? Nelle canzoni si usano tante parole, che non si usano con bambini molto piccoli nella interazione quotidiana, penso ancora a Kookaburra re dellaltopiano
J.: Non è solo una questione di numero di parole. Le filastrocche aiutano a imparare a parlare, anche il parlato ha un suo ritmo e con la filastrocca occorre prendere un ritmo, respirare, cadenzare, fare pause
Alcuni bambini sono venuti da noi con delle difficoltà e sono stati aiutati attraverso attività come il canto e la recitazione di filastrocche.
G.: Capita a volte che chi ha ritardi nella parola riesca a ottenere buoni risultati con il ritmo, questo li fa sentire meno incapaci. Lambiente educativo e comunicativo che noi creiamo valorizza aspetti che normalmente non vengono tenuti in grande considerazione, perché non si tratta della parola ma della musica.
J.: Al contrario, possono esserci bambini che parlano molto ma non riescono a cantare, riempiono tutti gli spazi comunicativi ed espressivi parlando, ma hanno forti resistenze verso il canto che è una forma espressiva che mette in gioco non solo il ragionamento e lintelletto ma anche aspetti emotivi del carattere.
E possibile che il bambino viva il canto come performance e non come espressione normale, tipo parlare, disegnare
?
G.: Si tratta di bambini che sono stati precoci per quello che riguarda il linguaggio, e questa capacità gli è stata riconosciuta e incoraggiata sia in ambito familiare sia in ambito sociale, allasilo nido per esempio. Nelle nostre attività il parlato non ha tutto questo valore, e allora capita che il bambino viva la canzone come una performance. Noi cerchiamo di parlare meno possibile, quando diventa necessario parlare lo si fa sulla nota fondamentale dellultima canzone, quindi si canta ancora.
Parlare, daltra parte, è una delle richieste più importanti che si fa a un bambino.
G.: Il problema è che finché il bambino non parla si dà importanza a tutto quello che fa, compresi i vocalizzi iniziali, e appena dice la sua prima parola ci si concentra solo sul linguaggio.
J.: I genitori si preoccupano molto dei bambini che non sanno parlare come loro vorrebbero, ma che continuano a vocalizzare. Invece, nessuno si preoccupa molto di un bambino che non sa cantare, perché il canto non viene considerato come una necessità.
G.: Ovviamente imparare a parlare è molto importante, ma spesso cè troppa enfasi sulla parola mentre si dovrebbe trovare anche a casa uno spazio per la musica.
J.: Inoltre, sono importantissimi i silenzi, soprattutto con i bambini molto piccoli, di pochi mesi. Il silenzio dopo una canzone fornisce uno spazio mentale in cui ricostruire quello che è avvenuto prima. La musica è fatta di note ma anche di pause, silenzi, e sono entrambe importanti. Si tende sempre a riempire il silenzio: i bambini riescono a riempire quel silenzio con lultima nota o con leco delle canzone che hanno appena sentito, gli adulti invece tendono a riempiono il silenzio con gli applausi e con la parola! Come se facessimo uno spettacolino. Il silenzio crea imbarazzo, disorienta ed è invece fondamentale per lo sviluppo musicale dei bambini.
Per info: music together e-mail: info@musictogether.it tel: 051 634 70 29
